Page 69 - 8 Settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari in Italia: un lungo percorso sino alla vittoria finale
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CAPITOLO PRIMO



           10 settembre. COLLEFERRO (Roma). I carabinieri respingono un attacco tedesco al comando di Tenenza
           Alle ore 13.30 una colonna motorizzata germanica, diretta a sud, circonda la caserma della Tenenza Carabinieri, aprendo il
           fuoco per ottenere la resa dei militari. La reazione dei carabinieri è immediata. Ne scaturisce un violento combattimento che si
           interrompe soltanto quando il reparto della Wermacht indietreggia per riordinare le proprie file. Il comandante della Tenenza,
           sottotenente Elio Casini, decide allora di inviare un militare in ricognizione per accertare la consistenza del nemico. Si offre
           volontario il carabiniere Carmine Tamburrino che, uscito da una porta secondaria, riesce a individuare le postazioni tedesche.
           Mentre però sta scavalcando il muro di cinta della caserma per rientrare e riferire il proprio comandante, viene colpito a morte
           da una raffica di mitragliatrice. Poco dopo i tedeschi tentano un nuovo attacco che si infrange contro la ferma determinazione
           dei militari dell’Arma di resistere ad oltranza. Di fronte alla decisa reazione dei carabinieri, i nazisti desistono dall’attacco
           e si allontanano…
           Occorre ricordare che nell’ambito della difesa di Roma, parteciparono direttamente agli scontri anche nu-
           merosi ufficiali e marinai che erano in servizio presso il Ministero della Marina e le varie centrali operative
           di quella Forza Armata. Uno dei momenti più difficili fu il contrasto alla possibile cattura di quella che era
           l’importante centrale operativa e radio della Marina a Santa Rosa, sulla Via Cassia, che non era comunque
           in grado di resistere, e anche la realizzazione di ostacoli su altre strategiche Vie Consolari d’accesso alla ca-
           pitale. Peraltro essi parteciparono anche ai combattimenti che ebbero luogo al centro di Roma, come quelli
           avvenuti nella zona della Stazione Termini.
           Altri combattimenti si ebbero intorno a Roma come ad esempio quelli delle unità dell’Ariete comandate dal
           generale Cadorna, tra Manziana e Monterosi, che cercava di fermare l’avanzata di una colonna corazzata
           tedesca. La Piave intanto stava cercando di mantenere le posizioni sulla Via Cassia e a Castel Giubileo, un
           importante ponte di comunicazione verso la Via Salaria, coadiuvati da reparti di artiglieria della Sassari, tra la
           Cassia e la Flaminia a pochi chilometri da Roma. Si cercava chiaramente di impedire l’ingresso nella capitale
           alle truppe tedesche, presidiando tutte le vie di accesso oltre alle Consolari.
           A Porta San Paolo, protetta da barricate, fu l’ultima
           resistenza forte da parte dei Granatieri di Sardegna,
           dei Carabinieri della Legione territoriale di Roma, dei
           Lancieri di Montebello, di uno squadrone del Geno-
           va  Cavalleria,  alla  quale  parteciparono  anche  molti
           civili. Scontri anche a Porta San Giovanni, con un
           centinaio di combattenti militari e civili; continuaro-
           no altre resistenze in tutta la città. 183 civili furono
           uccisi in questi combattimenti insieme a 500 militari
           e con più di 800 feriti.
           La difesa di Roma fu strenua per due giorni e ter-
           minò alle 16.30 del 10 settembre da parte del tenente
           colonnello di Stato Maggiore Leandro Giaccone che
           ricevette l’autorizzazione alla firma della resa dal Car-
           boni, perché Roatta Capo di Stato Maggiore dell’E-
           sercito gli aveva affidato gli ordini relativi, avendo già
           raggiunto Brindisi insieme al governo di Badoglio. Da
           parte tedesca firmò il generale Siegfried Westphal. In
           quei giorni convulsi a Roma si era anche costituito il
           Comitato di Liberazione Nazionale (CLN, v. sotto).
           Non si poteva fare altrimenti. Roma non era sola-
           mente  la  capitale d’Italia ma  era  anche la  sede  del
           Vaticano, Stato sovrano e non in guerra, a tutti gli
           effetti internazionali, ed eventuali grandi distruzioni
           della città avrebbero sicuramente toccato anche gli
           edifici che fruivano della condizione di extraterrito-
           rialità, sparsi nella capitale, proprietà della Santa Sede.   Roma - Militari e Civili catturano un Militare Tedesco.
           Questa presenza frenò molte volte gli angloamericani   AUSSME - Roma


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