Page 67 - 8 Settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari in Italia: un lungo percorso sino alla vittoria finale
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CAPITOLO PRIMO
… alla difesa della capitale erano state destinate le migliori unità (Divisioni Corazzate Centauro II e Ariete II) che disponeva-
no insieme ad altri Reparti minori di circa 3150 mezzi blindo-corazzati. La resistenza italiana, anche se mal guidata dai vertici
dell’esercito, si protrasse per due giorni e tenne agganciate consistenti forze tedesche, impedendo loro di accorrere tempestivamente
a Salerno per opporsi allo sbarco alleato. Anche nell’ambito di quelle grandi unità - Divisioni Costiere 220ª e 221ª Divisione
di Fanteria Piacenza - che vennero rapidamente disarmate non mancarono episodi di resistenza e contromosse. Nel settore della
220ª si combatté a Nettunia fino al giorno 10; in quello della 221ª, Itri, a San Felice Circeo, a Torre Paola, a Littoria, a Ga-
eta e a Sabaudia, si combatté fino a tutto il giorno 10; nel settore della Piacenza contro i cui sbarramenti sulle vie Portuense e
Ostiense andò a urtare l’attacco notturno della 2ª Divisione Paracadutisti tedesca, parte dei capisaldi resistette fino al pomeriggio
del giorno 9. Il cedimento delle due Divisioni Costiere e della Piacenza fu determinato dalla sorpresa e dalla rapidità con le quali
agirono le unità tedesche e dall’impreparazione morale delle tre grandi unità all’improvviso rovesciamento del fronte.
I tedeschi adottarono la tattica di avvicinarsi agli elementi difensivi italiani mediante il ricorso all’infiltrazione, senza aprire il
fuoco, penetrando nei vuoti e esortando i soldati ad abbandonare le armi; riuscirono così ad avere il sopravvento e ad avere ben
presto ragione della maggior parte delle strutture statiche, compromettendo la coesione tattica del sistema e la coesione spirituale
della grande unità. Sopraffatta la Divisione Piacenza, fu possibile alla 2ª paracadutisti proseguire contro difese tenute dalla Di-
visione Granatieri di Sardegna schierata in migliori condizioni. Questa riuscì ad arrestare l’attacco tedesco in corrispondenza
del ponte della Magliana, ma i tedeschi, tentando di aggirare l’ostacolo verso nord, investirono un caposaldo della Cecchignola
minacciando la stazione radio di Roma San Paolo. La divisione venne rinforzata in quel settore con altre forze, il Reggimento
Corazzieri Lancieri di Montebello, già in riserva a La Storta, un battaglione del 151º Sassari, un battaglione carabinieri,
un battaglione bersaglieri, un battaglione guastatori elementi, elementi della Polizia dell’Africa Italiana, aliquote dell’artiglieria
dell’Ariete. Il mattino del 9 il battaglione carabinieri, sostenuto da elementi del Montebello, rioccupò il caposaldo delle alture
dell’EUR andato perduto durante la notte. Sempre la notte sul 9, nel settore settentrionale, le posizioni tenute dall’Ariete e dalla
Piave vennero attaccate senza successo. In particolare la 3ª Divisione Panzergrenadiere, articolata su due colonne - gravitanti
rispettivamente sulla Flaminia e sulla Cassia - attaccò reparti dell’Ariete a Monterosi e poco dopo l’alba i caposaldi schierati tra
Manziana e Bracciano. A Monterosi le forze tedesche vennero arrestate e ricacciate da elementi dei Cavalleggeri di Lucca e
dall’artiglieria divisionale; fra Manziana e Bracciano per la reazione dell’Ariete i tedeschi perdettero 20 carri armati, molti au-
tomezzi e un centinaio di soldati. L’Ariete da parte sua, nei combattimenti di Monterosi, Bracciano, Manziana ebbe 35 morti,
110 feriti e 14 carri armati distrutti. La mattina del giorno 9, cittadini animosi e coraggiosi accorsero su luoghi di combattimento
e si affiancarono i soldati nella lotta ravvicinata. Frattanto durante la notte, prima che venisse deciso l’abbandono di Roma da
parte del Re, del Governo degli Stati maggiori centrali, lo Stato Maggiore dell’Esercito aveva ordinato telefonicamente ai comandi
del Corpo d’Armata Motocorazzato e del XVII Corpo di disporre perché tutte le truppe della difesa esterna rimanessero alle
dipendenze del generale Carboni, Comandante del Corpo d’Armata Motocorazzato. Seguì l’ordine del generale Roatta, Capo
di Stato Maggiore del Regio Esercito, di rinunzia alla difesa della Capitale e di spostamento nella zona di Tivoli del Corpo
d’Armata Motocorazzato e di tutte le forze preposte alla difesa della città. Al mattino 50 aerei tedeschi mitragliano il paese di
Monterotondo e lanciarono sulla località circa 600 paracadutisti della 2ª Divisione, con l’intento di catturare lo Stato Maggiore
operativo del centro Marte che nella notte si era invece già ritrasferito a Roma. Un altro centinaio di paracadutisti venne lanciato
in corrispondenza dello scalo ferroviario di Monterotondo, ed altri 200 scesero nei pressi dell’Osteria del Grillo. Le reazioni della
Re, della Piave, di elementi della Polizia Africana Italiana, delle unità di presidio di Monterotondo furono immediate e violente
e inflissero forti perdite ai tedeschi (oltre i 300 uomini fuori combattimento). Eccettuate tali azioni il settore settentrionale rimase
pressoché attivo per il rimanente della giornata perché i tedeschi, incontrata la resistenza dell’Ariete e della Piave, intendevano
risparmiare il più possibile la 3ª Panzergrenadiere che volevano trasferire al più presto sul fronte di Salerno. Nel settore meri-
dionale si svolsero invece i combattimenti sulla Casilina, sulla Prenestina, sull’Ardeatina, specie in corrispondenza dei capisaldi
della Cecchignola e della Magliana. A sera i combattimenti si spostarono nei pressi delle Tre Fontane, della basilica di San Paolo
della Garbatella….
… si cominciarono ad avere verso le nove del mattino [9 settembre] i primi sentori di una qualche trattativa contro i tedeschi.
Mentre i combattimenti erano in corso e unità italiane continuavano a sostenerli con successo, la sera del 9 l’Ariete e la Piave,
parzialmente sostituite in linea con nuove forze affluite della Re e con aliquote della Sassari, si portarono a Tivoli. La sera del 9 e
la notte del 10 le opposte forze conservarono il contatto in una situazione piuttosto confusa e i combattimenti si riaccesero la matti-
na del 10 a Porta San Paolo, alla Piramide di Caio Cestio dove il Reggimento Lancieri di Montebello si difese brillantemente.
Nel settore settentrionale la 3ª Divisione Panzergrenadiere rimase, invece, ferma sulle sue posizioni; richieste per ottenere il
passaggio delle forze verso il sud attraverso il centro abitato furono respinte dal comando della Re - i cui reparti presidiavano il
vasto settore compreso tra le vie Salaria e Cassia in sostituzione della Piave - che vide l’intendimento tedesco di puntare su Roma
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