Page 63 - 8 Settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari in Italia: un lungo percorso sino alla vittoria finale
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CAPITOLO PRIMO
1943: 8-10 settembre. La Difesa armata della Capitale. Roma ‘Città Aperta’, una seconda volta
A Roma accadde quello che i tedeschi e i Co-
mandi angloamericani, avevano previsto, al-
meno per quanto riguardava la società civile,
cioè una resistenza passiva, ma avevano fatto,
tutti e due gli ‘occupanti’ un grave errore di
valutazione, non avendo ritenuto che i reparti
militari italiani avrebbero pesantemente reagi-
to contro le truppe naziste, che si ritenevano
forti della loro estesa presenza sul territorio
metropolitano e, in particolare, a Roma.
Una prima testimonianza della forza di rea-
zione dei militari italiani furono proprio quegli
aspri combattimenti del 9 e 10 settembre 1943,
ben conosciuti agli storici come la “difesa di
Roma” . In questi due giorni caddero 500 mi-
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litari e 200 civili; si ebbero più di 800 feriti.
Per la difesa della capitale e dei dintorni la-
ziali era stato previsto un blocco di 8 Divi-
sioni. Alla data dell’armistizio, vicino Roma,
già dichiarata unilateralmente dal governo di
Badoglio nell’agosto precedente ‘Città Aper-
ta’, una prima ‘finzione’ mai riconosciuta
dagli angloamericani, in zona vi era il Corpo
d’Armata Motocorazzato per la difesa ester-
na di Roma, al comando del generale Gia-
como Carboni, ancora nominalmente a capo
dell’intelligence militare (gestita integralmen-
10 settembre 1943 Combattimenti a San Paolo. ACCDBSD - Roma te dal suo Vice, generale Carlo Fantoni), con
la divisione di fanteria Granatieri di Sardegna
(12.000, al comando del generale Solinas: la divisione motorizzata Piave, al comando del generale Ugo Tabel-
lini; le divisioni corazzate Ariete e Centauro, l’Ariete II comandata del generale Raffaele Cadorna e la Centauro
II, comandata dal generale Carlo Calvi di Bergolo, con Capo di Stato Maggiore il tenente colonnello Leandro
Giaccone, che avrebbe poi firmato la resa della capitale; il 18º Reggimento Bersaglieri corazzato. Era presen-
te il XVII Corpo d’Armata, anch’esso per la difesa esterna della capitale, al comando del generale Angelo
Zanghieri, con la divisione di fanteria Piacenza forte di 8.500 uomini; le divisioni Re del generale Ottaviano
Traniello e la Lupi di Toscana del generale Ernesto Cappa, ambedue in afflusso; le 220ª e 221ª Divisioni di
fanteria costiere, la prima, sulla costa di Civitavecchia ad Anzio, e la seconda da Anzio alle foci del Garigliano.
Era destinato alla difesa interna il Corpo d’Armata di Roma, al comando del generale Alberto Barbieri, forte
di 12.000 uomini, con la Divisione di fanteria Sassari, al comando del generale Francesco Zani, il 4º Reg-
gimento Fanteria carrista, un battaglione d’assalto motorizzato “A”, gruppi in addestramento ai depositi e
forze di polizia: Guardia di Finanza (2.600 uomini), Pubblica Sicurezza (520 uomini) e Carabinieri inquadrati
nella Divisione Podgora.
86 In alcuni studi si scrive di mancata difesa di Roma. La capitale fu difesa, con vigore e con perdite, fino a quando fu possibile,
senza provocare danni incommensurabili alla popolazione evitando quanto possibile di colpire edifici residenziali, al patrimonio
artistico e anche per la presenza dello Stato Pontificio. La ragione del proclamare Roma ancora una volta ‘città aperta’ era per fare
in modo che non vi fossero troppe sofferenze e troppe distruzioni ma i nazisti non rispettarono le convenzioni internazionali.
V. Francesco Mattesini, L’Armistizio e la mancata difesa di Roma. I combattimenti di Monterosi, lago di Bracciano, Monterotondo e Porta San
Paolo, sul sito di www.Academia.edu, scaricabile in pdf.
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