Page 61 - 8 Settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari in Italia: un lungo percorso sino alla vittoria finale
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CAPITOLO PRIMO



           della Regia Aeronautica. Ordini, quelli di Badoglio e del Comando Supremo, da analizzare dopo anni di di-
           stanza con grande freddezza, inserendole nel contesto del momento: era ben nota a quelle autorità militari
           la dislocazione delle truppe tedesche in Italia e la conseguente minaccia che ne sarebbe derivata e che ne
           derivò. Infatti erano stati correttamente previsti i casi di reazione più o meno violenta.
           Il problema dell’annuncio dell’armistizio era stato infatti assai discusso per essere un momento difficile e
           delicato per la già compromessa situazione italiana.
           Castellano, nella riunione ad Algeri del 31 agosto 1943, aveva fatto presente che, se il governo italiano fosse
           stato ‘libero’, sarebbe stato preparato ad annunziare l’armistizio come desiderato dagli ‘alleati’ ma dal tem-
           po passato dall’incontro precedente a Lisbona (più di una decina di giorni), la situazione era notevolmente
           cambiata e il governo non era più libero perché ormai sotto stretto controllo, non solo virtuale, dei tedeschi
           che avevano considerevolmente rafforzato la loro presenza militare in ogni parte del territorio italiano, e
           fuori dai confini nazionali. Essendo quella ormai la situazione di fatto, era manifestamente impossibile che
           l’armistizio fosse annunziato nelle date che erano state più o meno indicate, prima di un massiccio sbarco
           in Italia degli angloamericani.
           Da parte italiana si doveva essere assolutamente sicuri che uno sbarco alleato sarebbe stato condotto con forze
           sufficienti per assicurare il successo e garantire la sicurezza di Roma, dove il Re e il governo intendevano, in
           quel momento (fine di agosto), rimanere. Infatti, Badoglio sperava e chiedeva un massiccio lancio di paraca-
           dutisti a nord di Roma, per proteggerla contro quelle divisioni tedesche che erano dislocate nelle vicinanze
           della città. Il generale Bedell Smith, presente all’incontro, chiarì che non era preparato a discutere sulle possibili
           date di un annunzio dell’armistizio, eventualmente fatto solo dopo che un massivo lancio di paracadutisti fosse
           stato effettuato, come richiesto dagli italiani, né avrebbe dato alcuna informazione sulla consistenza delle For-
           ze impegnate, sulle località di sbarchi costieri o aviotrasportati. I tempi dell’annunzio sarebbero stati decisi da
           Eisenhower: erano stati già decisi e corrispondevano all’inizio della segreta Operazione Avalanche .
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           In realtà, lo stesso giorno della firma, dopo molte discussioni, era stata comunque pianificata l’Operazione
           Giant II  sulla richiesta di Badoglio tramite Castellano e si era giunti a un accordo sulla pianificazione: vi
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           sarebbe stata una divisione aviotrasportata con la missione di cooperare con le unità italiane per la difesa di
           Roma. Non bisognava tra l’altro dimenticare che la Divisione 3ªPanzergrenadier era dislocata tra Viterbo e il
           lago di Bolsena e sarebbe potuta avanzare rapidamente verso Roma, alla notizia di truppe angloamericane
           paracadutate vicino alla città.
           Castellano fece presente che due erano le Divisioni italiane che potevano impedirle di avanzare, la Piave,
           immediatamente a nord della città, e la Ariete lontana circa 25 km dalla capitale. La Sassari stazionava a
           Roma e quindi avrebbe potuto rafforzare la parte sud, la Centauro avrebbe potuto bloccare la 2ª Divisione
           Paracadutisti tedesca nel suo avvicinarsi a Roma. In realtà gli angloamericani erano interessati non tanto alle
           truppe italiane presenti quanto alla loro efficienza nella difesa degli aeroporti utili e alla eventualità che la
           contraerea italiana avrebbe attaccato gli aeroplani alleati. Fecero anche delle altre richieste e Castellano assi-
           curò che tutto sarebbe stato attuato secondo quanto voluto dalle autorità alleate. Elencò anche gli aeroporti
           che avrebbero potuto essere utilizzati dalla missione: Littoria (Urbe); Centocelle e Guidonia. Inutilizzabile
           quello di Ciampino perché si trovava in mezzo a un forte contingente di truppe tedesche. Potevano essere
           anche utilizzati come punti di atterraggio il circuito ippico di fronte al Littoria e alla Magliana, sul fiume a
           ovest di Roma. Dopo ulteriori precisazioni, gli angloamericani chiesero di difendere i campi di atterraggio
           di Furbara e di Cerveteri, perché completamente in mani italiane ma al riparo dalla difesa contraerea della
           capitale. Era stato poi deciso che la Divisione Lupi di Toscana, in arrivo dalla Francia si sarebbe dovuta con-
           centrare per l’8 settembre - data richiesta a Castellano, peraltro, non ancora comunicata agli italiani come
           giorno d’annunzio dell’armistizio ma evidentemente già ipotizzata in segreto-, tra questi due campi di volo


           82   FRUS, Conferences at Washington And Quebec, 1943, The first Québec Conference, 1 settembre 1943, p.1257 e ss; v. anche
           ibidem, Robert Murphy: Relazione al presidente Roosevelt sull’andamento dei colloqui, p.1275-1283; NAUK, FO954/13B/475, Resi-
           dent Minister, Algiers, telegram No 1716, con cui sono comunicati confidenzialmente all’ambasciatore francese Massigli i termini
           dell’armistizio militare firmato con il governo italiano.
           83   L’Operazione Giant I: assicurare il fianco nord della testa di ponte degli Alleati sulla spiaggia di Salerno. Operazione che doveva
           essere compiuta dalla 82ª Divisione Paracadutisti alleata.

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