Page 106 - 8 Settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari in Italia: un lungo percorso sino alla vittoria finale
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“8 settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari Italiani: un lungo percorso sino alla vittoria finale”
Gli avvenimenti si succedettero rapidamente: il 10 settembre mattina i tedeschi chiesero la consegna di
tutte le armi, assicurando che gli ufficiali avrebbero potuto mantenere il proprio armamento individuale; gli
italiani non sarebbero stati presi prigionieri, se non avessero commesso atti di violenza contro i tedeschi.
Diedero anche assicurazioni che quei militari disposti a non proseguire la guerra avrebbero avuto libertà di
movimento per il rimpatrio.
In un primo momento, Gandin si riservò di rispondere anche perché, tramite un capitano greco, collegato
con la Missione Alleata, che gli aveva fatto visita, comprese, secondo le parole del visitatore, che gli sarebbe
stato garantito un sostegno aereo se gli italiani avessero deciso di resistere. Sembrava anche che, in caso di
scontro con i tedeschi, esponenti della resistenza greca avrebbero sostenuto quella italiana.
In quelle stesse ore il Comando
dell’11ª Armata inviò l’ordine di resi-
stere con le armi all’intimazione tedesca di
disarmo.
Gandin era abituato alla guerra e ai
comportamenti germanici, avendo
combattuto sul fronte greco e russo
ed era stato, tra l’altro, molto stimato
dal Terzo Reich, tanto da ricevere la
decorazione militare più importante,
la Eisernes Kreuz (Croce di Ferro).
Aveva cercato di consultarsi sia con
gli ufficiali del suo Stato Maggiore sia
con i comandanti di reggimento per
cercare di comprendere quale com-
portamento tenere rispetto alla ces-
sione delle armi: alcuni dei suoi uffi-
ciali erano per la resistenza; altri per la
cessione delle armi pesanti, secondo
le richieste dei tedeschi, con il mante-
nimento per gli ufficiali della propria
arma individuale. Aveva consultato
anche i cappellani militari i quali in-
dicarono, salvo uno, come proponibi-
Cefalonia. AUSSME - Roma le la consegna delle armi, per evitare
scontri e tragedie.
La mattina dell’11 settembre fu recapitato il solito ultimatum per sapere se la Divisione intendeva combattere
con loro o contro di loro o, in alternativa, consegnare le armi. Come logico in quei momenti, Gandin prese
tempo: la consegna delle armi pesanti era prevista per le ore 18.00 del 12 settembre ma egli sostenne che era
impossibile farlo entro l’ora prevista. Il colonnello tedesco rispose che non erano permesse deroghe, avendo
ricevuto un ordine preciso da Martin Bormann, a nome di Hitler, di eliminare quegli ufficiali che si fossero
opposti alle loro richieste. Vi era anche un altro dictat: entro le ore 18.00 del 14 settembre le armi portatili dei
singoli militari dovevano essere consegnate, fermo restando che gli ufficiali avrebbero potuto tenere la loro
arma individuale; le truppe, una volta disarmate, avrebbero dovuto raccogliersi in aree segnalate dai tedeschi.
Gandin, dopo alcuni negoziati, ottenne un rinvio, per il 13 settembre, anche perché intendeva riflettere,
dando per scontato che lui stesso e molti dei suoi ufficiali e sottoposti ritenevano di non poter combattere
a fianco dei tedeschi, per onorare il giuramento fatto al Re. Intanto le truppe tedesche del III battaglione
del 317º Fanteria e del II battaglione del 17º Fanteria, essendosi ritirati i reparti italiani, si installarono, con
l’assenso del Comando italiano, nei pressi del villaggio di Kardakata, dal quale, essendo in alto, si potevano
dominare le spiagge dove stavano sbarcando altre truppe tedesche. Una dislocazione molto favorevole.
Per spingere Gandin a una decisione, quale che fosse, i tedeschi occuparono le stazioni dei Carabinieri, di-
sarmandoli, siti della Guardia di Finanza e due batterie costiere della Marina.
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