Page 150 - 8 Settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari in Italia: un lungo percorso sino alla vittoria finale
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“8 settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari Italiani: un lungo percorso sino alla vittoria finale”
sognava mantenere il saldo possesso, a qualunque costo, degli aeroporti di Cerveteri, Furbara, Centocelle, Guidonia,
Urbe e questo in accordo con l’Esercito, considerati assolutamente necessari per la difesa di Roma, soprattutto
quello dell’Urbe. Nelle trattative armistiziali era, infatti, stato chiesto un aviosbarco di paracadutisti anglo-
americani vicino Roma, per quella operazione Giant II, che coinvolgeva forze terrestri e aeree (più volte
in questo studio, ricordata), poi però non effettuato.
Per quanto riguardava la Flotta aerea, tutti gli apparecchi da caccia efficienti dovevano affluire negli aeropor-
ti di Roma e dintorni; i velivoli da bombardamento, ricognizione, assalto e tutti quelli efficienti dovevano,
invece, dirigersi verso gli aeroporti della Sardegna. Si prevedeva altresì che i reparti contraerei serviti dall’A-
eronautica interrompessero (cioè sabotassero), come era stato previsto per l’Esercito, tutte le comunicazioni
telegrafiche tedesche che si appoggiavano alla rete nazionale e che difendessero, a oltranza, le stazioni che
amplificavano le reti nazionali, le centrali telefoniche urbane e interurbane e le stazioni ricetrasmittenti, mi-
litari e civili. Se questa operazione non fosse riuscita positivamente, gli impianti dovevano essere messi in
condizione di non poter essere impiegati.
Era importante che nessun apparecchio cadesse in mano tedesca o, se ciò non fosse stato possibile, il ve-
livolo andava distrutto. Vi erano poi altre istruzioni disponendo anche che l’attuazione degli ordini poteva
richiedere altresì immediati e completi accordi con l’Esercito, che aveva avuto precisi ordini di concorrere alle ri-
chieste delle altre due Forze Armate, stesso tipo di collaborazione richiesta alla e per la Marina.
Nel seguente Promemoria N.2, sempre del 6 settembre, era indicato che le Forze aeree avrebbero dovuto
raggiungere immediatamente, a seconda di dove erano dislocati gli apparecchi, i campi di volo italiani oppu-
re quelli dell’Egeo. Il materiale degli impianti a terra, al momento di lasciare la base, doveva essere distrutto
e il personale aviatorio avrebbe seguito la sorte di quello dell’Esercito.
Ricordiamo che al punto 7 del Promemoria N.1 quelle disposizioni dovevano essere attuate al momento
in cui dal Comando Supremo fosse arrivato l’ordine convenzionale in chiaro: Attuate misure di ordine pubblico
memoria N.1 - Comando Supremo.
Tra il 6 e il 7 settembre Superesercito diramò la Memoria N.45/OP, nella quale, a corollario dei due prece-
denti Promemoria, al punto f, si indicava al personale che, alle richieste di concorso in azione della Regia
Aeronautica, l’Esercito avrebbe dovuto aderire nella massima misura possibile, per quanto riguardava le
operazioni dirette a catturare il personale tedesco e a distruggere materiali di volo, depositi di carburante e
munizioni tedesche in quegli aeroporti solamente tedeschi o misti, rinforzando la difesa dei territori vicini;
l’Esercito doveva poi collaborare per un saldo possesso degli aeroporti totalmente italiani.
Il 6 settembre Sandalli convocò, nel suo Ufficio al Ministero, il Sottocapo di Stato Maggiore, generale Giu-
seppe Santoro, la cui sede era distante, perché distaccata nella sede di campagna di Superaereo a Gallicano
(Palestrina), e il generale Eraldo Ilari, Comandante della III Squadra Aerea (Roma), e li informò, ancora in
via segreta, che trattative erano in corso tra il Governo italiano e il Comando ‘alleato’. Il Ministro consegnò le
disposizioni da mettere in atto in seguito ai due promemoria del Comando Supremo, al momento in cui da
quel Comando fosse arrivato l’ordine convenzionale previsto al punto 7 del Promemoria N.1 sopra citato.
In dettaglio le disposizioni di Santoro erano le seguenti: trasferire dalle loro sedi del territorio della III Squa-
dra Aerea sulle basi della Sardegna, il Raggruppamento bombardamento, il Raggruppamento siluranti, tutti
i velivoli da trasporto disponibili; trasferire dalle basi del territorio della IV Squadra Aerea su quelle della
capitale il 4º Stormo caccia e il 21º Gruppo caccia; trasferire dalla Sardegna a Roma il 155º gruppo caccia;
lasciare nelle loro sedi tutti gli altri reparti. Queste predisposizioni erano state date proprio perché gli ‘alleati’
stavano progettando le disposizioni per il richiesto sbarco aereo nella regione della capitale (Giant II).
Della loro possibile esecuzione, infatti, era stato incaricato il Comandante della III Squadra: si doveva, tra
l’altro, curare il concentramento di fotoelettriche, di autocarri su alcuni aeroporti della zona di Roma. Il tutto
doveva essere realizzato in modo da non suscitare i sospetti nei comandi tedeschi - ancora una volta sugge-
rendo di ‘non suscitare sospetti nei tedeschi’…- quindi occorreva agire in modo graduale e con la massima
riservatezza, ignorando, peraltro, che quelle truppe naziste, da tempo, erano state orientate e preparate a
sferrare attacchi in tutto il territorio italiano e che l’Operazione Achse era stata decisa nella nota riunione del
20 maggio 1943 e il piano per la sua attuazione era pronto nei dettagli, quasi con l’ora esatta in cui doveva
essere messo in atto: l’intelligence tedesca dell’ammiraglio Canaris aveva già dato le informazioni e gli av-
vertimenti relativi al totale cambio della posizione italiana.
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