Page 151 - 8 Settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari in Italia: un lungo percorso sino alla vittoria finale
P. 151

CAPITOLO PRIMO



           Altre norme riguardavano quei velivoli che erano già in territorio occupato dagli angloamericani, fuori dai
           confini nazionali, in Nord Africa, al momento dell’armistizio, in teoria da far rientrare sul territorio italiano.
           Questa, come altre, non era un’operazione facile da effettuare anche perché, in realtà, oltremare vi era un gran
           numero di velivoli antiquati, in cattivo stato d’uso e alcuni non sarebbero stati in grado di trasvolare verso la pe-
           nisola, senza contare l’enorme penuria di carburante che avrebbe comunque impedito molti movimenti. Tutto
           ciò considerato, Sandalli stabilì che, come previsto per la consegna degli aerei nazionali agli ‘alleati’, solamente
           gli aerei impiegabili in linea dovessero trasferirsi nelle basi italiane o angloamericane della penisola.
           Come accadde anche per la Marina e per l’Esercito, il Capo di Stato Maggiore non consegnò le note dei Pro-
           memoria e i documenti ai suoi collaboratori, i quali ne presero solo nota per quanto riguardava gli sbarchi
           aerei, prima dell’annuncio dell’armistizio, quando si pensava di avere ancora una settimana di tempo; anche
           per quanto riguardava le disposizioni relative ai movimenti fra le basi nazionali e quelle che si riferivano alla
           consegna degli aerei agli ‘Alleati’ da attuare solamente all’atto della ricezione dell’ordine convenzionale del
           Comando Supremo. A tutti naturalmente fu chiesto di tenere il massimo segreto su quanto comunicato.
           Al generale Santoro fu raccomandato di predisporre un rapido trasferimento della sede di Superaereo da
           Palestrina a Roma nel timore, fondato, che i tedeschi volessero occuparla e anche per accentrare in una sola
           sede il Comando e i suoi organi più importanti.
           Occorreva mettere in stato di preallarme o di allarme tutti gli enti periferici, far rientrare il personale dipen-
           dente, facendo comprendere, in modo abbastanza riservato, che vi era la possibilità di un probabile conflitto
           con i tedeschi; occorreva inoltre concretare alcune predisposizioni importanti, prima di arrivare al momento
           più complesso, l’armistizio, anche tenendo conto che già molti campi di volo erano totalmente in mano te-
           desca, mentre altri erano misti. Quindi Sandalli si affrettò di dare ordine a ciascun Comandante di prendere
           degli accordi, in previsione di quanto poteva accadere, con i Comandi dell’Esercito sul territorio, anche per-
           ché qualsiasi azione locale, per poter avere una qualche possibilità di successo, doveva essere assolutamente
           coordinata tra quei Comandi.
           Il giorno 8 settembre il Capo di Gabinetto del ministero, il generale Aldo Urbani, tramite l’intercettazione
           di un comunicato radio di fonte angloamericana, seppe che l’armistizio era stato concluso. Ne volle avere
           conferma ma la Segreteria di Badoglio smentì la notizia, qualificandola come una manovra di propagan-
           da, - infatti non ne era stato ancora dato l’annunzio ufficiale -, mentre un ufficiale del Comando Supremo
           ammise che la notizia era vera .
                                       215
           Anche la situazione dell’Aeronautica, come per le altre Forze Armate, era molto complessa e gli ordini dati
           dal Comando Supremo non erano così semplici, logisticamente e operativamente, da attuare. Il Promemoria
           N.1 prevedeva che tutti i caccia si concentrassero nel Lazio e gli altri reparti si concentrassero in Sardegna.
           Mentre stavano per essere messi in atto questi spostamenti, l’annuncio dell’armistizio aveva colto anche l’A-
           viazione di sorpresa, rendendo impossibile attuare quanto previsto. L’Aeronautica non poteva fare altro che
           conformarsi a quelle che erano le clausole armistiziali ovvero provvedere al trasferimento di tutti gli aerei in
           grado di volare nelle basi ‘controllate’ dai nuovi ‘alleati’.
           Santoro, che si trovava al Ministero dell’Aeronautica, al momento della notizia, cercò di avere informazio-
           ni sicure, anche perché avrebbe dovuto, nel caso, annullare degli ordini che aveva già impartito per azioni
           offensive contro unità navali angloamericane nella rada di Salerno. Solamente verso sera riuscì ad avere la
           sicurezza della conclusione dell’armistizio e poté dare l’ordine di sospendere le azioni. Gli apparecchi che
           si erano levati in volo furono richiamati per radio mentre quattro, che non erano riusciti a captare l’ordine,
           eseguirono l’azione prevista della quale però non si poté conoscere l’esito, perché il sole era già da tempo
           tramontato e non vi era conseguente possibilità di verificare i danni apportati.
           Sandalli ordinò a Santoro di tornare immediatamente a Palestrina e di preoccuparsi dell’immediato trasferi-
           mento a Roma di Superaereo, che non era stato ancora effettuato e si raccomandò di fare in modo di evitare
           scontri e incidenti con i tedeschi. Iniziarono così le delicate operazioni di movimento di Superaereo verso la
           sede del Ministero. Finalmente alla mezzanotte dell’8 settembre a Palestrina giunse il messaggio del Comando
           Supremo, diretto agli Stati Maggiori delle tre Forze Armate, in cui si confermava l’armistizio e le condizioni
           ivi concordate, con la conseguenza che ogni atto ostile verso le Forze Armate angloamericane doveva cessare.


           215   Lodi, cit., p.25: episodio citato solo in questo volume, ma è molto probabile che sia accaduto, in quel giorno non certo facile.

                                                                                                      147
   146   147   148   149   150   151   152   153   154   155   156