Page 23 - 8 Settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari in Italia: un lungo percorso sino alla vittoria finale
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CAPITOLO PRIMO



           predittiva. Al momento - Eden dichiarò - non era ancora possibile asserire questa possibilità con certezza.
           In realtà, secondo relazioni fatte da soggetti britannici, rimpatriati dall’Italia, dopo l’internamento di cittadi-
           ni stranieri all’inizio della guerra, in particolare per i britannici, vi era la netta sensazione che la stanchezza
           per il conflitto avesse raggiunto un punto tale che la popolazione avrebbe dato addirittura il ‘benvenuto’ a
           una invasione del ‘nemico’ del momento. Era quindi ragionevole pensare che, con un eventuale sbarco sul
           territorio italiano fatto in forze, gli angloamericani non avrebbero trovato una opposizione ferma da parte
           della popolazione civile, anche se era possibile che l’imminente paura di una invasione avrebbe potuto far
           dimenticare lo scontento per l’operato del regime e quindi avrebbe posto gli italiani in difesa della loro na-
           zione. Questa eventualità però non sembrava molto possibile.
           Quali dunque potevano essere le aperture per un armistizio o per una pace separata e da chi avanzate?
           In primo luogo, poteva essere il Re o altri membri della Famiglia Reale ad avere un approccio in questo
           senso: ritenendo il Monarca, ormai piuttosto anziano e indeciso, gli inglesi erano quasi sicuri, sbagliando,
           che avrebbe continuato a supportare Mussolini. Erano ben conosciute le singole competenze del per-
           sonale del Quirinale, che non sembrava avere una propria struttura organizzata di intelligence ma molti
           dei suoi membri mantenevano costantemente informato di qualsiasi cosa avvenisse nelle sfere militari e
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           politiche l’Aiutante di Campo del Re . Era noto che il personale del Quirinale si divideva in tre settori:
           stampa;  Sezione  militare  di  cui  era  responsabile,  elemento  interessante,  il  tenente  colonnello  Notini,
           membro del Servizio Informazioni Militare (SIM; posizione nota ai servizi informativi britannici); Sezio-
           ne collegamento con il governo.
           In teoria questa Sezione doveva mantenere il rapporto con i Direttori Generali dei ministeri e con le amba-
           sciate italiane all’estero e quelle straniere in Italia, ma in realtà l’importante concreto lavoro di collegamento
           era quotidianamente svolto, in modo privato, dal generale Adolfo Infante, Aiutante di Campo del Principe
           Ereditario, molto conosciuto nell’ambiente romano, che aveva contatti con importanti personaggi della
           cultura e della società civile.
           Secondo notizie che trapelavano dal Palazzo, era stata analizzata anche la possibilità che il principe Umber-
           to divenisse il successore di Mussolini come Capo del partito fascista ma, ormai, erano giunte indicazioni
           chiare che il Principe stava cercando di dissociarsi dal regime. Vi erano quindi forti ragioni per ritenere che
           egli e la consorte, la principessa Maria José, ritenuta di carattere più forte del marito, stessero pianificando una
           mossa contro il regime, probabilmente con l’assistenza dell’Esercito, dopo l’eventuale sconfitta in Tunisia.
           Un secondo gruppo che avrebbe potuto aprire a trattative di pace, secondo gli inglesi, erano quelli che ve-
           nivano chiamati i ‘fascisti opportunisti’ cioè grandi industriali e finanzieri. Eden riteneva che costoro non
           fossero radicalmente antifascisti, ma molto più interessati a movimenti importanti di carattere economico,
           discendenti da eventuali cambi di governo, e certamente, non avrebbero messo in pericolo le loro sostanze,
           iniziando un movimento contro il regime, ma assecondandolo ampiamente quando fossero stati sicuri della
           sua riuscita. E in effetti così avvenne.
           Passando poi all’Esercito, era convinzione diffusa fra gli anglosassoni che Badoglio, peraltro considerato
           un uomo di notevole integrità e onestà , fosse colui che più naturalmente avrebbe cercato di aprire trattative di
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           armistizio o di pace e molto probabilmente era proprio il popolo ad avere l’idea e la speranza che solo quel
           Generale poteva essere l’unico a dare una concreta possibilità di uscire dalle presenti gravi difficoltà. Questa
           convinzione era meno forte nelle classi più alte e colte perché sapevano che il Maresciallo avrebbe potuto
           solo lui, pur se con grande difficoltà, sottrarsi al controllo esercitato dai nazifascisti, ma solamente qualcuno
           come lui, con una forte lealtà verso la Corona più che verso Mussolini e il Partito Fascista, avrebbe potuto
           fare un simile passo. Non era conosciuto, almeno chiaramente, il grado di supporto che Badoglio avrebbe
           potuto avere nell’Esercito ma probabilmente, se avesse agito nel nome del Re, avrebbe avuto in modo con-
           siderevole l’appoggio quantomeno delle alte cariche militari, se non della maggioranza di tutti gli ufficiali, dei
           sottufficiali e forse anche della truppa. Oltre a quello di Badoglio, l’unico nome che poteva essere seriamente
           menzionato era quello del Maresciallo Enrico Caviglia, certo molto anziano ma molto attivo.



           10   National Archives and Records Administration, Washington (NARA), RG 226, Entry 171A, b.59.
           11   Sic nel documento citato alla nota n.8.

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