Page 25 - 8 Settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari in Italia: un lungo percorso sino alla vittoria finale
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CAPITOLO PRIMO
già nel 1943 il Maresciallo sarebbe stato
favorevole ad agire come organizzatore
e leader di un movimento antifascista,
ma considerava che ogni sollevazione
interna essere destinata a niente più che
un successo di breve durata, a meno
che questa fosse coordinata con l’aiuto
esterno dagli angloamericani. Dopo una
serie di viaggi a Berna, presso la Sezione
del SOE, di un messaggero clandestino,
il co-direttore della casa editrice Mon-
dadori di Milano, Luigi Rusca, Badoglio
fece la proposta di mandare come suo
emissario ad Algeri il generale Gustavo
Pesenti che avrebbe potuto illustrare i
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suoi piani di fronte ai militari e discute-
re le possibilità di un’azione coordinata.
Pesenti e i suoi collaboratori sarebbero
stati trasportati su un aereo italiano, con
personale fedele a Badoglio. Questa pos-
sibilità fu illustrata al Quartier Generale
delle Forze angloamericane nel Norda-
frica (Allied Force Headquarters-AFHQ).
NAUK - Londra La Royal Air Force (RAF) provvide a
dare istruzioni per un aeroporto di atterraggio, per le strade da percorrere. Fu stilato un crono programma
e ogni altro dettaglio fu con cura analizzato per un’attenta logistica. Accadde però che il Foreign Office ri-
tenne che questo progetto poteva essere approvato solamente dal War Cabinet e il messaggero italiano, che
teneva le relazioni con Badoglio, sul confine italo-svizzero, fu trattenuto fino a che tutta la materia non fosse
stata messa all’ordine del giorno di quel decisivo organo inglese. Nel primo incontro utile non fu possibile
al War Cabinet prendere in conto la proposta perché vi erano altre urgenti questioni da approvare; in un
secondo incontro, una settimana più tardi, in notturna, decisero che questo progetto non aveva le caratte-
ristiche per andare a buon fine. Il Primo Ministro non era a Londra ma in Canada quando questa decisione
fu presa e al suo ritorno la possibilità del viaggio di Pesenti fu riconsiderata e approvato l’eventuale incontro
con l’emissario di Badoglio. A quel punto, comunque, era già troppo tardi perché il latore della proposta
era ritornato a Roma senza messaggi positivi. Badoglio, non essendo in grado di poter contare sul supporto
angloamericano, ritenne fosse meglio far cadere il progetto e ritirarsi, anche indicando che era auspicabile
per il Pesenti ‘sparire’ per qualche tempo .
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Successivamente, gli americani si interessarono sempre più alla situazione della politica italiana ritenendo
l’Italia as an American rather than a British sphere of interest .
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15 Il generale Gustavo Pesenti comandava lo scacchiere Giuba e era governatore della Somalia. A proposito del Pesenti e dei suoi
rapporti non facili col duca d’Aosta nell’Africa orientale italiana, v. Andrea Vento, In silenzio gioite e soffrite. Storia dei servizi segreti
italiani dal Risorgimento alla guerra, Milano, Il Saggiatore Mondadori, 2010, p. 252.
16 NAUK, HS7/58/f.32, SOE activity in Italy 1941-1945, cit., p.10-11. Il colonnello Keswick, estensore del documento, che non ri-
vela il nome del messaggero ma lo indica solo come un importante industriale milanese, ricordava tra l’altro che dopo l’armistizio aveva
sentito Badoglio (il quale non sapeva che chi lo stava ascoltando era a conoscenza dell’attività prevista), esprimere l’opinione che
l’abbandono di quel progetto aveva seriamente ritardato la caduta del fascismo e quindi l’eliminazione dell’Italia come ‘nemico’.
Nel documento vi è un errore di data, peraltro sottolineato a matita da qualcuno che lesse il documento, in quanto si colloca
nell’autunno del 1943 l’iniziativa dell’industriale ma successivamente si indica che tutto questo era avvenuto prima dell’armistizio.
17 NAUK, HS7/59, f.32A, SOE and the Italian Resistance 1941-1943, by F. W. D. Deakin, p.9.
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