Page 24 - 8 Settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari in Italia: un lungo percorso sino alla vittoria finale
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“8 settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari Italiani: un lungo percorso sino alla vittoria finale”



           Altri nomi, a giudizio di Londra, non se ne potevano fare per quanto riguardava l’Esercito, considerata l’u-
           nica Forza Armata in grado di arrivare a prendere simili provvedimenti.
           In sintesi, comunque nell’aprile 1942, Eden non vedeva ancora possibile quel collasso interno del governo
           in Italia che però poteva diventare sempre più possibile con il proseguimento della guerra, sempre che essa
           portasse a una sconfitta tedesca in Africa, in Russia e nel continente europeo.
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           In un successivo documento inglese del 25 novembre 1942 , il Primo Ministro Winston Churchill sosteneva
           sempre di più che un eventuale nuovo governo in Italia avrebbe potuto chiedere una pace separata e instau-
           rare eventuali trattative, solo se fosse stata aumentata la pressione militare, e, di conseguenza, il desiderio
           di una forte necessità di uscire dalla guerra con negoziati, avrebbe pervaso la popolazione italiana, inclusi
           anche elementi del Partito Fascista. Aveva visto giusto: fu proprio il Gran Consiglio del Fascismo, composto
           dalle autorità più vicine a Mussolini, a sancire la fine del regime.
           Churchill riteneva che, con continui attacchi di bombardieri e con mirate operazioni di sabotaggio, la po-
           polazione italiana avrebbe dovuto scegliere se organizzare un governo guidato da un esponente italiano di
           spicco, quale poteva essere Dino Grandi, già individuato come un non totalmente allineato alla politica mus-
           soliniana (anche se in un secondo momento non fu considerato un possibile candidato proprio perché trop-
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           po coinvolto nel fascismo) , per poi cercare una pace separata o, dall’altra, sottomettersi a una occupazione
           tedesca che certamente avrebbe aggravato la severità della guerra. L’attento Primo Ministro non condivide-
           va l’idea di Eden, che gli angloamericani avessero un grande interesse verso una totale occupazione nazista
           dell’Italia. Riconosceva che non erano in grado, al momento, di prevenire o di ostacolare la completa occu-
           pazione dell’Italia da parte della Germania ma, essendo sicuro della reazione della popolazione, riteneva che
           la politica, anche militare, di Londra e di Washington avrebbe dovuto agire in modo che fossero gli italiani a
           decidere il loro futuro, soprattutto istituzionale, prevedendo già che il problema si sarebbe presentato.
           Non escludeva la possibilità di una improvvisa richiesta di pace fatta dall’Italia ed era d’accordo con gli Stati
           Uniti che fosse necessario cercare di separare la popolazione italiana dal suo governo fascista. Una eventuale
           caduta politica di Mussolini, anche prevedendo eventuali azioni precauzionali da prendere quando ciò fosse
           avvenuto, poteva avere un effetto decisivo sul comportamento della massa popolare. Il capitolo ‘Fascismo’
           sarebbe stato chiuso e un’altra ‘storia’ poteva iniziare.
           Osservò con decisione, in una delle sue articolate esposizioni nel corso di vari incontri con i suoi omologhi,
           che gli angloamericani non avevano in quel momento nessun ‘obbligo’, intendendo la parola come ‘van-
           taggio’, di offrire delle condizioni di pace a coloro che considerava già vinti perché, a suo modo di vedere,
           erano gli italiani che dovevano richiederle; una decisione circa possibili trattative armistiziali poteva essere
           presa solamente dopo una dichiarazione di resa e comunque, affermava, in quel momento, novembre 1942,
           non si dovevano assolutamente fare promesse di alcun genere in merito ad eventuali richieste di sospendere
           il conflitto armato.
           Dalla lettura dei molti documenti inglesi e americani, risulta evidente, alla luce di quello poi avvenuto nel
           1943, che le informazioni d’intelligence ricevute da Churchill riflettevano molto fedelmente quella che era
           la realtà in Italia alla fine del 1942, dando così al Primo Ministro la possibilità di fare una accurata, quanto
           acuta, riflessione su quello che poteva succedere in Italia, con un cambio di governo.
           Secondo quanto riferito in un documento britannico relativo alla storia del Special Operations Executive
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           - SOE (v. sotto),  soprattutto nell’Italia settentrionale era molto forte e diffusa negli ambienti militari e
           clericali e anche nei circoli di Corte, l’insoddisfazione verso il regime fascista e quindi un’opposizione orga-
           nizzata poteva avere qualche possibilità di successo.
           Da indiscrezioni raccolte nei vari circoli industriali di Milano, in contatto con quelli militari, era sembrato
           che una seria prospettiva per un’azione poteva essere accentrata proprio intorno alla persona di Badoglio, già
           valutato dal 1941/2 per una simile operazione. Secondo notizie raccolte anche dall’intelligence britannica,


           12   NAUK, CAB 66-31-26, 25 novembre 1942, Position of  Italy ‘most secret’…to be kept under lock and key…! V. anche Churchill, cit.,
           Parte V, vol. I, p-68-69.
           13   Cfr. Paolo Nello, Un fedele disubbidiente. Dino Grandi da Palazzo Chigi al 25 luglio, Bologna, Il Mulino, 1993; Dino Grandi, 25 luglio,
           quarant’anni dopo, a cura di Renzo De Felice, Bologna, Il Mulino, 1983.
           14   Per il dettaglio delle operazioni del SOE in Italia, v. NAUK, HS7/58/f.32, SOE activity in Italy 1941-1945, Cap. II, XXX.

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