Page 68 - Missione in Siberia - I soldati italiani in Russia 1915-1920
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                 con lo scopo di fomentare una ripresa della guerra sul fronte orientale europeo
                 è possibile, ma non appare, almeno a posteriori, probabile.
                    Trockij e Lenin convennero quindi di rallentare per ritorsione il trasporto
                 dei cecoslovacchi verso Oriente, bloccando i treni nelle stazioni . Già privato
                                                                            111
                 di gran parte delle armi, il contingente cecoslovacco si trovò così frazionato in
                 diversi tronconi nell’arco di migliaia di km, ed i leader bolscevichi ritennero
                 di averlo sufficientemente neutralizzato e di poterlo trattenere a proprio piaci-
                 mento in attesa di capire gli orientamenti della politica alleata verso la Russia
                 sovietica. Il loro piano era forse di mercanteggiare il rimpatrio dei cechi con lo
                 sgombero di Vladivostok. Se così pensarono, non fu un calcolo sensato.
                    Pigiati per giorni nei vagoni, esasperati dalla decisione dei russi di bloccare
                 il trasporto, e temendo di venire riconsegnati agli austro-tedeschi, i cechi ma-
                 turarono rapidamente l’idea di aprirsi la strada con la forza alla minima provo-
                 cazione .
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                    Il 14 maggio a Celyabinsk uno dei convogli dei legionari fermo alla stazione
                 venne affiancato da un treno che riportava in Europa un gruppo ex-prigionieri
                 ungheresi e tedeschi. Come era prevedibile, gli animi, eccitati forse dall’alcol,
                 si scaldarono presto. Ne nacque un tumulto nel quale un cecoslovacco rimase
                 ucciso .
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                    Per tutta risposta un drappello di soldati cechi occupò la stazione e bloccò il
                 treno degli ex-prigionieri. I responsabili dell’omicidio furono prelevati dai vagoni
                 e uccisi. Le autorità bolsceviche della città reclamarono allora la consegna degli
                 ufficiali e dei soldati cechi responsabili, che fu in un primo momento accordata .
                                                                                       114
                    Il giorno dopo tuttavia un numeroso contingente di legionari si dirigeva dalla
                 stazione verso la città, imponeva la resa alle guardie rosse e liberava i propri


                 111  J. SADOUL, Note sulla rivoluzione bolscevica, pp. 381­382.
                 112  I fatti che portarono allo scontro russo­ceco sono narrati in numerosi testi, fra cui particolarmente
                    interessanti, anche se non imparziali, sono le memorie del generale Janin, Ma Mission ed Siberie
                    e dell’ambasciatore frncese Noulens, Mon Ambassade en Russie. Per una ricostruzione della vi­
                    cenda dei cecoslovacchi dal punto di vista della missione militare francese che li aveva organiz­
                    zati vedi: AUSSME, E­11, B. 11. Relazione informativa sulle armate cecoslovacche in Siberia.
                    Cit. in FRANCESCO RANDAZZO, Alle origini dello Stato Sovietico. Missioni militari e corpi
                    di spedizione italiani in Russia (1917-1921), Roma, USSME, 2008, n. p. 60
                 113  “Neppure oggi riesco a rendermi conto di come abbia potuto aver luogo questo scontro: il rap­
                    porto degli ufficiali francesi che accompagnavano gli Czechi afferma che i bolscevichi, obbe­
                    dendo alle ingiunzioni dei tedeschi, avevano tentato di disarmare gli Czechi […]. I Bolscevichi
                    sostenevano invece che, dietro istigazione dei francesi, gli Czechi avevano compiuto, di sorpre­
                    sa, un attacco contro le autorità bolsceviche locali, impadronendosi del potere. Da quale parte sia
                    partita la provocazione sarà difficile saper mai […]”. B. LOCKHART, Memorie, p. 327.
                 114  Ivi, p. 383.


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