Page 70 - Missione in Siberia - I soldati italiani in Russia 1915-1920
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                 ai sovietici, i legionari, circa 13.000 uomini, avevano poi abbandonato la città
                 avviandosi verso Vladivostok.
                    Questo fatto, stigmatizzato dal generale francese Pichon come “un grave
                 errore”, comportò due conseguenze: da una parte consentì ai sovietici di con-
                 trollare un grosso tratto della ferrovia ancora per alcuni mesi, dall’altra causò
                 con l’arrivo dei cechi a Vladivostok la rottura del precario equilibrio che si era
                 mantenuto fin allora fra i sovietici e i pochi Alleati sbarcati nel porto pacifico.

                    All’atto della costituzione della Missione italiana in Estremo Oriente, in Si-
                 beria la situazione politica si era evoluta durante l’estate 1918 di pari passo con
                 quella militare.
                    I  cechi  dal  giugno  1918  avevano  cominciato  una  duplice  offensiva  verso
                 ovest, in direzione del Volga e verso est, verso Vladivostok, travolgendo i presi-
                 di bolscevichi lungo la Transiberiana e occupando il grande porto sul Pacifico .
                                                                                       118
                    Nella città siberiana, data la piega presa dagli avvenimenti, la convivenza fra
                 i bolscevichi e gli Alleati non poteva durare. Se i primi sospettavano da tempo
                 che l’Intesa volesse impadronirsi della città per farne la base di una spedizione
                 verso l’interno, i secondi temevano che i bolscevichi tentassero una azione di
                 forza per costringerli a reimbarcarsi, servendosi magari dei prigionieri austro-
                 tedeschi detenuti nella regione. L’arrivo dei cecoslovacchi mise gli Alleati in
                 una situazione di vantaggio che non tardarono a capitalizzare. I cechi passarono
                 all’azione negli ultimi giorni di giugno, quando, a loro dire, divenne evidente
                 che i prigionieri austro-germanici venivano armati dai rossi, le gallerie ferrovia-
                 rie minate, e le stazioni bloccate  119.
                    Il 29 giugno il generale Michail Dietrichs, dopo aver preavvertito gli Alleati,
                 chiedeva ai bolscevichi entro veniquattro ore il disarmo dei prigionieri austro-
                 tedeschi e delle guardie rosse, l’occupazione del porto, dei depositi di armi e
                 del forte della città .
                                  120
                     I cechi erano giunti a Vladivostok con 3.000 fucili in tutto, ma nei giorni
                 precedenti avevano provveduto ad ampliare segretamente la propria dotazione




                 118  “Data la dislocazione delle truppe ceche, era naturale che il primo scopo delle operazioni mili­
                    tari dei vari comandi di gruppo fosse quello di riunire tra di loro i diversi gruppi per creare nuo­
                    vamente una fote unità tattica. Il segnale fu dato con l’occupazione della città di Marlinsk il 25
                    maggio ”. Situazione politica della Siberia alla vigilia della Missione Italiana, p. 1. AUSSME,
                    F­3, B. 271.
                 119  Riassunto storico degli avvenimenti in Siberia dal giugno 1918, del col. Pichon della Missione
                    militare francese, Vladivostok 7 luglio 1918, p. 2. AUSSME, F­3, B. 272.
                 120  Ivi, p. 3.


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