Page 106 - Missioni militari italiane all'estero in tempo di pace (1861-1939)
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98 ANTONELLO BIAGINI
lasciare alle truppe di Menelik il compito di pacificare il Tigrè; ma il risultato,
militarmente e strategicamente positivo, della spedizione non sana il contrasto,
ormai aperto, con Crispi e soprattutto con il conte Antonelli, alla cui politica
Orero è dichiaratamente contrario. Nell'aprile 1890 rinuncia all'incarico, sottoli-
neando polemicamente come fosse "necessario che il governo si pronunci
chiaramente, riponendo tutta la sua fiducia nel comando superiore o tutta nel
conte Antonelli ... ". Vico Mantegazza, nella sua narrazione delle guerre africane,
contrappone le virtù militari e civili di Orero alle incertezze governative e ai
maneggi della diplomazia, incarnata dal conte Antonelli: "la storia del periodo
breve nel quale Orero rimase nell'Eritrea - concludeva perentoriamente - non è
che la storia di questo dissenso" (8).
Tra i primi delegati a giungere a Costantinopoli (9 settembre 1878), Orero
si rende conto ben presto che le divergenze maggiori si sarebbero determinate con
il rappresentante russo, interessato a difendere e favorire la Bulgaria, mentre sarebbe
necessario superare le difficoltà frapposte dal governo ottomano che rimanda
continuamente la nomina del proprio rappresentante in seno alla commissione e
quindi, di fatto, l'inizio dei lavori. Il Congresso di Berlino, a giudizio di Orero,
avrebbe dovuto creare in Europa una pace stabile e duratura, affidando a tre
potenze estranee (Germania, Francia e Italia) un compito di mediazione. In realtà
l'esperienza sul campo dimostra il contrario. Il 6 novembre 1878, con votazione
a maggioranza, la commissione include la fortezza di Arab Tabia nel territorio
romeno: Arab Tabia, fortificazione avanzata di Silistria, permette il controllo delle
comunicazioni con la Oobrugia. Per la sua importanza strategica la fortezza è al
centro di una successiva vertenza tra la Romania e la Bulgaria che viene risolta
solo nel 1880 dopo una lunga trattativa tra Austria-Ungheria e Russia: la fortezza
viene definitivamente assegnata alla Romania ma la Bulgaria ottiene una consistente
rettifica del confine in prossimità di Silistria.
La guerra serbo-bulgara del 1885 viene particolarmente seguita dagli addetti
militari a Pietro burga e a Vienna. La guerra infatti, provocata dalla Bulgaria, suscita
vivaci reazioni in Russia e lo zar ordina l'immediato rimpatrio degli ufficiali russi
al servizio del principe di Battemberg e invoca la destituzione dello stesso. A giudizio
dell'addetto militare a Pietroburgo, maggiore Giuseppe Oogliotti, l'atteggiamento
russo non nasce da sentimenti contrari alla Bulgaria, quanto dal fatto che la politica
estera di Pietroburgo in quel momento particolarmente complessa è impegnata in
Asia, specificamente nella questione dell'Afghanistan; infatti, mentre si svolgono
i lavori per la delimitazione del confine, importanti provvedimenti vengono presi
per rinforzare le truppe. Tale intensa attività in Asia "mi conferma nell'opinione",
scrive Oogliotti ( ... ) che se la Russia accettò l'accordo con l'Inghilterra non lo fece
già con l'intenzione di rinunciare per sempre alle sue mire sull'Afghanistan, o
forse meglio ancora quello di ottenere uno sbocco al suo commercio dell'Asia
sull'oceano Indiano, ma bensì nel solo intento di poter guadagnare tempo per
prepararsi meglio in quell'impresa"(9).

