Page 111 - Missioni militari italiane all'estero in tempo di pace (1861-1939)
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I  MILITARI  ITALIANI  E  LA  POLITICA  ESTERA  NEI  BALCANI           103

              Spero  di  aver  delineato  con sufficiente  approssimazione  alcuni  aspetti  del
         ruolo politico dell'addetto militare, e  uso questo termine a  fattor comune senza
         distinguere per arma: l'appartenenza all'Esercito, alla Marina e, successivamente,
         all'Aeronautica 'risulta  infatti  ininfluente  ai  fini  dei  compiti  di  osservazione  e
         informazione di  cui  si  è  detto.  È giusto tuttavia segnalare  che  l'esigenza  di  una
         presenza pitl  altamente specialistica e  qualificata:  quella dell'addetto navale per
         esempio,  si  determina  contemporaneamente  all'incremento  che,  nella  metà
         degli anni Ottanta e con il  ritorno di  Benedetto Brin alla direzione della Marina
         italiana ebbe  il  settore delle costruzioni  navali.  Le  soluzioni tecniche adottate e
         lo  sviluppo di  una industria  nazionale  portano l'Italia a  occupare  il  terzo posto
         nella graduatoria internazionale delle grandi  potenze marittime, subito dopo la
         Gran  Bretagna  e  la  Francia:  la  presenza  degli  addetti  navali  viene  insisten-
         temente richiesta ogni qual volta si  intuiscono, come fa  il  colonnello Ropolo da
         Pietroburgo negli anni precedenti la prima guerra mondiale, consistenti possibilità
         per  la  produzione  navale  italiana.  Lo  stesso  meccanismo  si  instaura  successi-
         vamente  per  l'Aaeronautica,  il  cui  archivio  conserva  una  documentazione
         estremamente  interessante sulle  missioni  ali' estero  e  sulle  trasvolate oceaniche.
         Procedere  per  sintesi,  come  ho  cercato  di  fare,  ha  sicuramente  penalizzato
         alcuni  momenti  pure fondamentali,  ma  il  tentativo è  stato quello  di  fornire,  in
         rapida successione, elementi sul contenuto documentario degli archivi  militari i
         quali  conservano, è  doveroso ricordarlo,  anche  numerose altre  fonti  utilizzabili
         per la  storia  diplomatica:  mi  riferisco  alle  relazioni  di  viaggio,  a  quelle  redatte
         come osservatori alle grandi manovre degli eserciti stranieri o durante i conflitti,
         alle  ipotesi operative, e  ancora alle  relazioni  delle  crociere oceanichc effettuate
         dalla  Marina  militare  per  scopi  scientifici  o  dimostrativi,  per  ottenere  come
         precisa  Ezio  Ferrante  che  le  ha  particolarmente  studiate,  un  maggior  prestigio
          internazionale  attraverso  il  quale  ampliare  la  rete  dei  trattati  commerciali  a
         vantaggio dell'economia nazionale, oltre a rappresentare simbolicamente il  Paese
          in  terre lontane, come l'America latina, dove pure consistente era l'emigrazione
          italiana.  E  sulle  condizioni  di  vita  (in  massima  parte  precarie  e  miserabili)  di
          questa emigrazione esistono, in queste relazioni, pagine drammatiche, con conside-
          razioni  non  secondarie sui  futuri  rapporti  con  quelle  popolazioni (25).
              Gli  archivi di  Forza Armata conservano,  istituzionalmente,  i documenti  dei
          rispettivi Stati Maggiori (anche se non è infrequente il  caso di carte del Gabinetto
         del Ministro o di sezioni del Ministero di competenza queste dell'Archivio centrale
          dello  Stato)  e  degli  enti  militari.  Ebbene,  fino  alla  prima  guel'l'a  mondiale  gli
         addetti militari corrispondono direttamente con il  capo di  Stato Maggiore o  con
         quegli  uffici  dello Stato Maggiore che si  occupano delle  questioni internazionali
         (si  pensi, ad  esempio,  all'Ufficio dello  Scacchiere  occidentale e  dello Scacchiere
         orientale, all'Ufficio coloniale ecc.). Il  discorso sui documenti e sulla conservazione
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