Page 109 - Missioni militari italiane all'estero in tempo di pace (1861-1939)
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I  MILITARI  ITALIANI  E  LA  POLITICA  ESTERA  NEI  BALCANI           101


         dell'organizzazione  militare  zarista,  il  manifestarsi  di  movimenti  insurrezionali
         vengono prontamente registrati c segnalati al corpo cii Stato Maggiore individuando
         nel  Pacifico  il  futuro  centro della  politica mondiale.
              Edoardo Ropolo(l8) è il  primo addetto militare in Svizzera - precedentemente
         la  Svizzera  era  affidata  all'addetto  militare  a  Parigi  - negli  anni  1901-1908.
         L'attivazione di questo incarico costituisce un successo della linea politica propugnata,
         sul finire del secolo, dal capo di Stato Maggiore nei confronti della Confederazione
         Elvetica, nel  più ampio quadro della definizione della politica italiana nell'ambito
         della  "lì·iplice  Alleanza.  Ropolo  studia  attentamente  la  realtà  svizzera  e  le  sue
         istituzioni, individuando nell'amor di patria, nel senso dello Stato, nell'attaccamento
         profondo alle  istituzioni  militari  il  cemento che  unisce  le  varie  componenti  della
         Confederazione. Addetto militare in  Russia dal  1913 al  1916, conduce le trattative
         per la definizione della convenzione militare  italo-russa siglata  il  21  maggio  1915
         che  prevede,  tra  l'altro,  la  contemporaneità  e  il  collegamento  dei  due  fronti:
         quello  russo  e  quello  italiano.  Tra  le  prime  conseguenze  della  convenzione,  lo
         scambio di  missioni  militari  presso i rispettivi  comandi supremi.
              A  dirigere  la  missione  italiana  in  Russia  viene  inviato  temporaneamente  il
         maggiore  Maurizio Marsengo(19),  anche per la  sua conoscenza della lingua  russa;
         successivamente, nell'aprile del  1916,  la  direzione della  missione viene  affidata  a
         Giovanni  Romei  Longhena (20),  un  brillante  Il fficiale  di  cavalleria  che,  per  una
         serie  di  coincidenze,  si  trova  nel  primo ventennio  del  secolo a  vivere  di  persona
         i  più  importanti  avvenimenti  del  settore  turco-balcanico  e  di  quello  europeo,
         testimone, infatti, della rivoluzione dei Giovani turchi del 1908, di quella bolscevica
         del  1917 e  della guerra  russo-polacca  del  1920-192 J.
              Fortemente critico nei  confronti dei sistemi di gestione del personale e dei
         sistemi disciplinari in uso presso l'esercito zarista, individua in  questi, nell'assenza
         di  un sistema costituzionale e di  una classe borghese, gli  elementi del disfacimento
         dell'Impero  zarista.  Notevoli  le  speranze  riposte  nella  breve  esperienza  dci
         governo provvisorio, fino  a  prendere atto della  irreversibilità della rivoluzione
         bolscevica.  Gli  interessi  militari  italiani  del  momento  e  quelli  economico-
         commerciali del futuro lo inducono a prendere iniziative pesantemente censurate
         dal  Ministero  degli  Esteri.
              Per  i suoi  contatti  con  Trockij  (prigionieri  irredenti  c,  prima della  pace di
         Brest-Litovskij, progetti di  aiuto per la  ricostruzione dell'Esercito) e per il  ruolo
         sempre pill "diplomatico" che progressivamente assume in quanto unica autorità
         italiana a Mosca, si  mette in contrasto con Tomassi della Torretta e viene duramente
         richiamato  al  rispetto  delle  proprie  competenze  da  parte  del  Ministero  degli
         Affari  Esteri.  Romei  si  difende  (e  debbo  dire  è  difeso  dallo  Stato  Maggiore)
         invocando il principio della necessità da un lato, e sostenendo dall'altro l'importanza
         per l'economia italiana della potenzialità rappresentata dal  vasto mercato russo,
         indipendentemente dall'aspetto politico-istituzionale(21).  Rientrato dalla  Russia,
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