Page 112 - Missioni militari italiane all'estero in tempo di pace (1861-1939)
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104 ANTONELLO IIIACINI
degli stessi, ci riporta fatalmente a quello delle dipendenze e delle competenzc
dell'addctto militare. Sul piano formale questi dipende infatti dal capo missione,
sul piano amministrativo dallo Stato Maggiore; ma dipendc anche dal primo
aiutante di Campo del re, con il quale comunica direttamente. Come si può
rilevare, una situazione piuttosto confusa, anchc se con i miei studi e il saggio
di Ferrante pubblicato in "Storia dellc relazioni internazionali"(26), ci si sta
avvicinando ad una ricostruzionc giuridicolformale delle competenze e dellc
dipendenze dell'addetto militare.
Le Forze Armate italiane negli anni Settanta si dedicano a una profonda
opera di amalgama e di riforma che le mette in grado - pur con le inevitabili
diffcrenzc - di confrontarsi con le altre istituzioni militari europee. Negli anni
Ottanta si aprono spazi internazionali nuovi per le Forze Armate del Regno
d'Italia; la crescita delle spese militari, l'alleanza diplomatica con la massima
potenza militare europea, l'aumento del ruolo dellc Forze Armate nella tutela
degli interessi nazionali, la crescentc professionalizzazione dci quadri militari,
la possibilità di sganciare l'Esercito e la Marina dal mero compito di difesa dei
confini e delle coste e di proiettarli verso più lontani e impegnativi teatri di
combatti mento europei.
L'amplificarsi di qucsti compiti è certamente alla base del complesso rapporto
tra mili tari c politici proprio negli anni dclla Triplice, cd è ben vivo quando Tancredi
Saletta assume la carica di capo di Stato Maggiore. Ponendo mano alla riorganiz-
zazionc dello Stato Maggiore e al potcnzial11ento dcgli uffici dei vari scacchieri,
egli ripropone nel 1902 (rinnovo dclla Triplice) il problema del collegamento tra
politica estera e politica militare.
Al complesso rapporto tra vertici militari e dirigenti politici una recente storio-
grafia ha dedicato, a mio avviso, paginc sufficientemcnte complcte. Per il tema in
questione mi limito a ricordare i lavori di Massimo Mazzetti, di Fortunato Minniti,
di Nicola Labanca e di Lcopoldo Nuti (27).
Nel mio lavoro pubblicato nel19WI (28), raccogliendo i risultati di un decennio
di ricerca sulle carte degli addetti militari nei Balcani, ho avanzato l'ipotesi di
una diplomazia parallela che si riferisce direttamente alla Corona, ipotesi sufficien-
temente suffragata dal tono e dal contcnuto dclle relazioni e dei dispacci. Se si
guarda agli anni immediatamente posteriori all'Unità e, soprattutto, agli anni
della Triplice, emerge l'influenza non secondaria della separatczza tra le varie
istituzioni dello Stato, massimamcnte tra gli operatori della politica estera e di
quella militare, non esscndosi ancora affermata la dottrina della Forza Armata
come strumcnto della politica estera. Questa incomunicabilità tra settori diversi
dell'amministrazione statale non è caratteristica solo italiana: se Pollio prima, e
Cadorna poi, non conoscono, tanto per fare un esempio, il testo del trattato
della Triplice, anche il generale Conrad, capo di Stato Maggiore austriaco, ne
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