Page 110 - Missioni militari italiane all'estero in tempo di pace (1861-1939)
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102 ANTONELLO IIIAGINI
e dopo la permanenza al fronte durante l'offensiva finale di Vittorio Veneto,
viene inviato nel febbraio 1919 a Posen come rappresentante italiano nella
Commissione interalleata di controllo incaricata di definire il confine tra la
Germania e la Polonia. Partecipa successivamente ai lavori della Conferenza della
pace come consigliere tecnico, per essere nuovamente inviato in Polonia come
capo della missione italiana con l'incarico tra l'altro di "far conoscere e apprezzare"
il materiale aeronautico italiano, non solo presso l'esercito polacco ma anche
presso gli eserciti dei paesi limitrofi (Stati baltici e possibilmente Russia). Ed è
proprio questo uno degli argomenti (oltre al problema dci carbone e all'interscambio
italo-polacco) determinante per la costituzione di una missione, voluta e caldeggiata
dal Ministro Tommasini e osteggiata apertamente dai vertici militari e dal Ministro
della Guerra.
Da quanto detto emerge l'interesse per il settore economico, in questo momento
particolarmente evidente, ma presente anche in molte altre situazioni: generalmente
e frequentemente, infatti, una parte dei rapporti dedicata all'analisi delle condizioni
economiche e delle potenzialità di sviluppo del mercato, con indicazioni, a volte
realisti che e fondate, a volte fantasiose, delle modalità che il governo avrebbe
dovuto adottare per sostenere, e/o promuovere, iniziative atte a consolidare o
affermare la presenza economica italiana nell'ambito internazionale (dalla navigazione
a vapore sul mar Nero, alla presenza del capitale italiano nelle imprese manifat-
turiere, alla vendita dei prodotti dell'industria italiana, massimamente quella delle
armi, della cantieristica navale ecc.) (22).
Per Romei anche quella in Polonia finisce per essere una missione difficile,
dal momento che condivide la linea dei democratici-nazionali di Dmowskij e non
quella dei socialisti di Pilsudski. Lucidissima l'analisi sul piano militare: durante
l'offensiva che aveva portato i bolscevichi - si può dire - alle porte di Varsavia e
ancora nell'aprile 1920 (quattro mesi prima della battaglia di Varsavia) esclude la
vittoria russa non avendo mai creduto "alla tanto strombazzata efficienza dell'esercito
bolscevico" che pure conosceva bene. I soldati russi sono rimasti - a suo giudizio
- nell'esercito per garantirsi la sopravvivenza materiale durante quegli anni di
carestia; quelli polacchi - al contrario - sono fortemente motivati dalla consape-
volezza di combattere per il proprio paese. Questi aspetti di carattere morale e
psicologico sono confortati da un ottimo piano di battaglia adottato da Pilsudski
del quale vengono esaltate le qualità militari ma non quelle politiche.
Nel dicembre 1922, dopo l'ennesimo rifiuto del maresciallo a candidarsi come
capo dello Stato, in un lapidario telegramma commenta: "Sikorski nominato
Presidente del Consiglio. Pilsudski nominato capo di Stato Maggiore. Trattasi di
una dittatura militare mascherata da forma costituzionale"(23).
Della stessa rilcvanza, per gli anni Venti di questo secolo, la documentazione
relativa alle commissioni interalleate di controllo che operano in Europa dopo la
prima guerra mondiale per l'applicazione dei trattati di pace(24).

