Page 365 - Missioni militari italiane all'estero in tempo di pace (1861-1939)
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LA MISSIONE TELLINI AL CONFINE GRECO-ALBANESE E LE OPERAZIONI A CORFÙ (1923) 355
La Commissione Internazionale era composta di sei delegazioni: l'italiana, la
britannica, la francese, la serba, l'albanese e la greca, il Tellini era il presidente, mentre
segretario era il capitano francese Limperani. Mentre i lavori per delimitare i confini
nell'area di Prizren e del lago di Presba si svolsero senza difficoltà, risultò subito
molto complesso quello per definire il confine greco-albanese tra l'area di Korsa ed
il mare Jonio. Il generale decise quindi di dirigere personalmente tale attività e portò
la sede della Commissione a Jannina, dove sorsero subito notevoli incomprensioni
con il capo della delegazione ellenica, colonnello Karkandzos prima e poi tenente
colonnello Botzaris. L'intransigenza di questo ultimo, che aveva ellenizzato il suo
cognome albanese di Bosari e che era discendente di Mark Bosari, eroe dell'indipendenza
greca, preoccupò molto il Tellini, che scriveva nell'agosto del 1923 alla Conferenza
degli Ambasciatori: "Non so descrivervi il modo aspro dei greci ... e ciò mi fa dubitare
che tutto il lavoro che abbiamo fatto sarà distrutto dal colonnello greco, il quale
inventa sempre nuovi pretesti e insidie, sicché mai si sottomette alle decisioni della
commissione per i confini ... ". Questo l'apporto citando discussioni avvenute per la
collocazione del cippo di confine sul fiume Poro, termina con la segnalazione della
frase detta dal colonnello gl'eco: "Questo cippo costerà molto caro".".
Il mattino del 28 agosto 1923 le delegazioni italiana, greca ed albanese
dovevano incontrarsi a Cacavia sulla frontiera per decidere la linea di confine. Tra
le 6 e le 7 del mattino i tre gruppi partirono in autovettura da Jannina a breve
distanza di tempo. Prima l'albanese, diretta dal prefetto Berati, quindi la greca e
poco dopo l'italiana. Dopo 17 km l'auto del Tellini, con a bordo il maggiore
medico Corti, il tenente geografo Bonaccini, il conducente Farneti e l'interprete
albanese Kraveri incontrava l'auto della delegazione greca apparentemente in panne.
Il Botsaris rifiutava ogni aiuto ed invitava il Tellini a proseguire. L'auto italiana
non doveva giungere mai al luogo dell'appuntamento, dove gli albanesi partiti
prima erano regolarmente arrivati. Infatti nella località di Kani Delvinaki la strada
che percorreva un fitto bosco era stata interrotta con un gl'OSSO tronco d'albero.
Appena scesi a terra i componenti della nostra delegazione furono fatti segno da
fuoco di fucileria e tutti uccisi. Il colonnello Botsaris sopraggiunto poco dopo
affermò nel suo l'apporto che gli aggressori erano spariti. Il segretario francese
Limperani provvide al trasporto dei corpi a Jannina e riferÌ che i cadaveri non
erano stati depredati e da ciò arguiva che dovesse trattarsi non dell'azione di una
banda di briganti, ma di un delitto politico.
Ancora oggi la meccanica della strage non è chiara, ma l'opinione pubblica
italiana ed anche la stampa internazionale non tardarono a vedervi Ulla responsa-
bilità greca, se nOll altro per la mancanza di protezione di una importante commissione
internazionale. Dice Indro Montanelli 'Tepisodio sembrava fatto apposta per offrire
a Mussolini il destro di mostrare agl'italiani la sua energia: tanto che, non essendosene
mai trovati i responsabili, qualcuno avanzò poi l'ipotesi che ad organizzare sotto
banco l'eccidio fosse stato lui stesso. Ma ne manca qualsiasi prova, e la cosa ci
sembra poco credibile". Scartata questa fantasiosa e veramente improbabile ipotesi
non ci resta oggi che attribuire a qualche frangia supernazionalista ellenica la

