Page 363 - Missioni militari italiane all'estero in tempo di pace (1861-1939)
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LA MISSIONE TELLINI AL CONFINE GRECO-ALBANESE
E LE OPERAZIONI A CORFÙ (1923)
PIER PAOLO RAMOINO
Premessa
"Le cannonate di Corfi:! hanno fatto del bene". Con queste parole inizia il
libro di memorie di un protagonista non secondario dei fatti del 1923, l'ammiraglio
Foschini, che le attribuisce a Dino Grandi. Questo giudizio positivo su una delle
rare azioni di gunboat diplomacy della nostra storia navale è condiviso da quasi
tutti gli scrittori italiani che si occuparono della faccenda durante il ventennio
fascista. Ben diverso è il giudizio all'estero e di chi si è interessato all'affaire di
Corfi:! dopo il 1945. Senza voler anticipare giudizi, che potrebbero apparire, a
questo punto dell'esposizione, dei "p re-giudizi", anche noi non possiamo esprimere
un parere positivo su come fu condotta l'azione sul piano operativo-militare né
su quello strategico-decisionale. Lo stesso Mussolini pur soddisfatto del risultato
dal punto di vista del consenso interno, certamente molto importante a soli undici
mesi dalla sua nomina a Presidente del Consiglio, non dovette essere troppo
soddisfatto dell'esecuzione di questa prima uscita in politica estera, se consentì
che alla voce "Corfi:!" del Grande Dizionario Enciclopedico a cura di G. Trucco
edito sotto la guida di I~ Fedele, Ministro dell'Educazione Nazionale si liquidasse
l'avvenimento con le seguenti brevi parole "Corfi:! ... durante la guerra mondiale
fu base navale degli Alleati. Nel 1923 fu temporaneamente occupata da un forte
contingente militare italiano, quale pegno delle riparazioni chieste alla Grecia
per l'eccidio della missione Tellini" (pag. 665 del voI. III - UTET Torino 1934).
Ma veniamo ai fatti.
La missione Tellini in Albania
Il 28 novembre 1912 l'Albania di Ismail Kemal Vlora si era dichiarata
indipendente dal governo ottomano, il successivo 12 dicembre a Londra si riunì
un'assemblea di diplomatici europei che venne subito detta "Conferenza degli
Ambasciatori" per fissare l'organizzazione e soprattutto le dimensioni geografiche
del nuovo stato. L'atteggiamento italiano ciel tempo era assai favorevole agli
albanesi in quanto assieme agli alleati della Triplice sostenevamo l'idea di uno
stato che comprendesse nei suoi confini tutte le popolazioni della stessa etnia,
prescindendo dalla religione. La stessa visione non era nella politica russa già

