Page 360 - Missioni militari italiane all'estero in tempo di pace (1861-1939)
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             volontari dannunziani con D'Annunzio e Luigi Rizzo, accolti con grande cordialità
             da Millo nonostante la loro posizione ufficiale di ribelli allo Stato. In quell'occasione
             l'ammiraglio giunse addirittura a travalicare i suoi stessi poteri impegnandosi con
             D'Annunzio  a  non sgomberare  la  Dalmazia.  È quanto  mai  significativa  la  totale
             mancanza di  reazione  da parte di  Nitti.
                  Il  5 dicembre fu  firmato  il  trattato che dava vita al  nuovo stato jugoslavo, e
             gli Alleati presentarono pochi giorni dopo proposte politiche per la composizioile
             delle  vertenze  su  Fiume,  Zara e  la  Dalmazia.  Il  governo  Nitti  avrebbe  risposto
             soltanto in  gennaio  1920, con una  proposta  di  compromesso che avrebbe avuto
             come unico risultato stabile la decisone alleata di lasciare all'Italia e alla neo costituita
             Jugoslavia la decisione di tutte le questioni ancora in sospeso. Poiché gli Stati Uniti
             abbandonarono la Conferenza proprio in quello stesso periodo l'intera responsa-
             bilità delle vertenze rimase ai  due diretti interessati.
                  Nel  frattempo  era giunta al  calor  bianco  la  situazione di  Spalato,  dove  non
             erano  presenti  truppe  italiane  ma  stazionavano  alcune  navi  della  nostra  Marina
             inviate ufficialmente per prendere in consegna dei mercantili ex-austriaci assegnati
             all'Italia dal  trattato di pace.  I poteri in città erano stati provvisoriamente affidati
             dagli  Alleati  a  una  commissione  di  quattro ammiragli sotto controllo  americano.
             In città l'ostilità degli slavi contro l'Italia era ormai al  parossismo, e di fatto rimase
             affidato alle navi italiane il  compito (osteggiato dagli americani e dagli altri alleati)
             di proteggere le persone e gli interessi italiani. Finì per scatenarsi una serie di equivoci
             e  di  incidenti  (aggravati  dalla  mancanza  di  coordinamento  fra  i nostri  ministeri
             degli  Esteri  e  della  Marina)  che  sfociarono  1'11  luglio  1920  nell'assassinio  del
             comandante Tommaso Gulli e del motorista Aldo Rossi dell'incrociatore Puglia, da
             parte di elementi slavi  (3).  Vltalia non volle  tuttavia abbandonare le  rivendicazioni
             su Spalato, benché tutto mostrasse ormai la loro totale insostenibilità. Nel dicembre
             precedente erano intanto avvenute manifestazioni anti-italiane anche a Ragusa, che
             l'intervento di  truppe francesi  non era riuscito a far  cessare.
                  A Roma il caos politico era frattanto approdato a una nuova crisi di governo.
             Nel  giugno  1920  Giolitti  aveva  sostituito  Nitti,  disponendo  finalmente  di  una
             maggioranza abbastanza sicura da permettergli qualche libertà di  manovra anche
             in politica estera. In agosto si era perciò deciso l'abbandono dell'Albania, ponendo
             fine  a un'emorragia finanziaria non ulteriormente sostenibile e ad  una situazione
             militare  sempre  più  precaria,  che  stava compromettendo seriamente  il  prestigio
             italiano in quel territorio.


             Quella che sarebbe potuta essere una conclusione dignitosa
                  I  tempi  apparivano  maturi  per  uscire  dall'intrico  di  debolezza  e  insipienza
             che stava per degradare l'Italia agli occhi di tutta l'Europa proprio mentre la vittoria
             del  1918 le  conferiva una formale  posizione di  primo piano.
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