Page 360 - Missioni militari italiane all'estero in tempo di pace (1861-1939)
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350 RICCARDO NASSIGH
volontari dannunziani con D'Annunzio e Luigi Rizzo, accolti con grande cordialità
da Millo nonostante la loro posizione ufficiale di ribelli allo Stato. In quell'occasione
l'ammiraglio giunse addirittura a travalicare i suoi stessi poteri impegnandosi con
D'Annunzio a non sgomberare la Dalmazia. È quanto mai significativa la totale
mancanza di reazione da parte di Nitti.
Il 5 dicembre fu firmato il trattato che dava vita al nuovo stato jugoslavo, e
gli Alleati presentarono pochi giorni dopo proposte politiche per la composizioile
delle vertenze su Fiume, Zara e la Dalmazia. Il governo Nitti avrebbe risposto
soltanto in gennaio 1920, con una proposta di compromesso che avrebbe avuto
come unico risultato stabile la decisone alleata di lasciare all'Italia e alla neo costituita
Jugoslavia la decisione di tutte le questioni ancora in sospeso. Poiché gli Stati Uniti
abbandonarono la Conferenza proprio in quello stesso periodo l'intera responsa-
bilità delle vertenze rimase ai due diretti interessati.
Nel frattempo era giunta al calor bianco la situazione di Spalato, dove non
erano presenti truppe italiane ma stazionavano alcune navi della nostra Marina
inviate ufficialmente per prendere in consegna dei mercantili ex-austriaci assegnati
all'Italia dal trattato di pace. I poteri in città erano stati provvisoriamente affidati
dagli Alleati a una commissione di quattro ammiragli sotto controllo americano.
In città l'ostilità degli slavi contro l'Italia era ormai al parossismo, e di fatto rimase
affidato alle navi italiane il compito (osteggiato dagli americani e dagli altri alleati)
di proteggere le persone e gli interessi italiani. Finì per scatenarsi una serie di equivoci
e di incidenti (aggravati dalla mancanza di coordinamento fra i nostri ministeri
degli Esteri e della Marina) che sfociarono 1'11 luglio 1920 nell'assassinio del
comandante Tommaso Gulli e del motorista Aldo Rossi dell'incrociatore Puglia, da
parte di elementi slavi (3). Vltalia non volle tuttavia abbandonare le rivendicazioni
su Spalato, benché tutto mostrasse ormai la loro totale insostenibilità. Nel dicembre
precedente erano intanto avvenute manifestazioni anti-italiane anche a Ragusa, che
l'intervento di truppe francesi non era riuscito a far cessare.
A Roma il caos politico era frattanto approdato a una nuova crisi di governo.
Nel giugno 1920 Giolitti aveva sostituito Nitti, disponendo finalmente di una
maggioranza abbastanza sicura da permettergli qualche libertà di manovra anche
in politica estera. In agosto si era perciò deciso l'abbandono dell'Albania, ponendo
fine a un'emorragia finanziaria non ulteriormente sostenibile e ad una situazione
militare sempre più precaria, che stava compromettendo seriamente il prestigio
italiano in quel territorio.
Quella che sarebbe potuta essere una conclusione dignitosa
I tempi apparivano maturi per uscire dall'intrico di debolezza e insipienza
che stava per degradare l'Italia agli occhi di tutta l'Europa proprio mentre la vittoria
del 1918 le conferiva una formale posizione di primo piano.

