Page 355 - Missioni militari italiane all'estero in tempo di pace (1861-1939)
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IL  MANDATO  INTERNAZIONAl.E  E  LE  OCCUPAZIONI  ADRIATICHE  (1918-1920)   345


          La situazione italiana
               Nell'incredibile intrico di interessi che accompagnava la fine della guerra, l'Italia
          si  trovava  in  una  situazione  decisamente  non  invidiabile.  Su  tutto  dominava  una
           paurosa debolezza economica e finanziaria, resa acuta dai debiti di guerra, che non
          avrebbe permesso al nostro paese alcuna rottura con gli Alleati, e meno che mai con
          gli  Stati  Uniti.  Al  tempo stesso  la  montatura  nazionalista,  che  aveva  esasperato  i
          motivi  di  ostilità all' Austria-Ungheria  fino  a presentare  la  guerra come  una catarsi
          storica inevitabile, non poteva ora essere contraddetta agli occhi dell'opinione pubblica:
           lo  impedivano il  mezzo milione di caduti - oltre 680.000 militari morti al  fronte  o
          in prigionia, oltre ai  mutilati, ai  feriti,  alle  vittime civili.
               Quanto  alla  debolezza  economica  e  finanziaria  può  essere  sufficientemente
          apprezzata in  base  a qualche dato specifico,  anche se  tutt'altro che esaustivo. Nel
          febbraio  1919,  quando  Stati  Uniti  e  Gran  Bretagna  chiusero  i  crediti  verso  gli
          Alleati, il governo italiano doveva ancora estinguere nei loro confronti un totale di
          23.942 milioni di lire oro, di cui  15.405 agli  inglesi e 8.537 agli americani. I prezzi
          continuavano a salire:  l'indice generale (1913  = 100) era salito a quota 409; quello
          dei  prezzi  all'ingrosso  era,  nel  1918,  a  quota  413.  A  tutto  ciò  si  aggiungeva
          l'enorme onere delle spese di guerra, che aveva concorso ad aggravare un disavanzo
          statale  già  in  crescita  fin  dagli  anni  precedenti  il  conflitto  e che  nell'anno  fiscale
           1918-19 ammontava a 23.345 milioni di lire. Diminuito a 11.494 milioni nell'esercizio
           successivo tornò ad aumentare  nel  1920-21  fino  a 20.955  milioni.  Nel  frattempo
           la  mediocre efficienza del  nostro sistema fiscale  non permetteva di  recuperare che
           una  piccola  parte  del  denaro  necessario,  col  risultato  che  il  governo  si  vedeva
           costretto a una preoccupante espansione del debito pubblico: :15.705  milioni di lire
           al  30  giugno  1914,  30.554  nel  1918.  In  queste  condizioni  il  governo  di  Roma
           partecipava alle delicate trattative con gli Stati Uniti per una dilazione delle scadenze
           dei  crediti,  conclusesi  effettivamente  nel  gennaio  1920  con  la  concessione  di  un
           ulteriore triennio da parte del Tesoro americano(1).
               Ma  la  nostra fragilità,  anche  militare,  di  fronte  alle  nuove  responsabilità  da
           grande  potenza  che  la  vittoria  ci  accollava  era  sempre  più  evidente.  Oltretutto
           cominciò  presto  a  manifestarsi  la  necessità  di  smobilitare  affrettatamente  larghe
           quote  dell'apparato  militare,  ormai  troppo  oneroso  per  le  esauste  finanze  dello
           Stato:  cosa che però contribuÌ - insieme alla cessazione  dell'economia di  guerra -
           a produrre un'ondata di  disoccupazione sempre più  preoccupante, che  in  un  paio
           d'anni avrebbe condotto a uno stato di disordine sociale diffuso e all'impossibilità
           di  dare al  Paese una sufficiente stabilità di  governo.
               In questo quadro generale sarebbe stato comunque assai difficile dare priorità
           alle esigenze strategiche della pace, tanto più che gli  ostacoli internazionali erano
          - come  si  è  visto  - tuttaltro  che  modesti.  Resta  tuttavia  da  chiedersi  fino  a che
           punto quelle esigenze fossero realmente tutelabili mediante gli strumenti scelti dal
           nostro governo.
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