Page 353 - Missioni militari italiane all'estero in tempo di pace (1861-1939)
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IL MANDATO INTERNAZIONALE
E LE OCCUPAZIONI ADRIATICHE (1918-1920)
RICCARDO NASSIGI-I
Il quadro politico alla fine della guerra
Nell'ottobre 1918, un anno dopo Caporetto, l'Austria-Ungheria subì il crollo
definitivo del suo Esercito. L'imperatore Carlo d'Asburgo cercò di controllare la
caotica situazione del momento per conservare la monarchia, promettendo ai popoli
dell'impero una costituzione federale. A Zagabria venne infatti favorita la creazione
di un "Consiglio Nazionale dei Serbo-Croati-Sloveni", che nelle intenzioni
dell'imperatore sarebbe appunto dovuto divenire un organo del nuovo stato (e, a
brevissima scadenza, sarebbe dovuto servire a legittimare il trasferimento della
flotta sottraendo la ai vincitori: manovra fallita in quanto ovviamente non accettata
dall'Italia né dagli Alleati).
Ma il vero interesse di quelle cruciali settimane di fine guerra stava nelle trame
politiche ormai manifeste, che vertevano sulla sistemazione politico-strategica
dell'area danubiano-balcanica per gli anni a venire. Si profilò subito evidente lo
scontro fra gli interessi francesi (o meglio franco-britannici) e quelli italiani, con
la grossa complicazione della presenza americana e in un clima letteralmente
esplosivo a causa dei nazionalismi serbo, croato e albanese.
L'Italia stava per presentare agli Alleati il conto della sua partecipazione alla
guerra alloro fianco, dopo la rottura con la Triplice nel 1915. Il Patto di Londra,
col quale erano state formalizzate le promesse territoriali dei nuovi alleati all'Italia,
era ormai il riferimento costante della nostra diplomazia, vero cavallo di battaglia
del Presidente del Consiglio Orlando e del Ministro degli Esteri Sonnino. Oltre
all'annessione del Trentino e di Trieste, l'Italia chiedeva l'Istria e la Dalmazia e il
controllo sull'Albania.
Le ragioni di quelle richieste erano politiche e strategiche: a parte il valore
politico dell'annessione delle "terre irredente" (sulla quale si era giocata tutta la
motivazione morale della guerra), l'Italia voleva acquisire nuovi confini strategi-
camente più forti sia sulle Alpi sia sull'Adriatico. In questo bacino aspirava a esercitare
un controllo effettivo e totale, eliminando in blocco tutte le debolezze strategiche
che avevano pesato per anni sulla nostra guerra marittima. In questo modo l'Adriatico
sarebbe divenuto in pratica un lago italiano, estromettendo qualsiasi nuovo stato
che potesse nascere dal disfacimento dell'impero austroungarico.

