Page 358 - Missioni militari italiane all'estero in tempo di pace (1861-1939)
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348 RICCARDO NASSIGH
Quando, il 18 gennaio 1919, si aprì a Versailles la Conferenza della pace si
ebbe subito chiara la sensazione che l'Italia fosse diplomaticamente isolata. Per di
più gli slavi pensarono di poter profittare dell'atmosfera di favore creatasi sopratutto
per gli atteggiamenti di Wilson (e non certo contrastata dalle altre grandi potenze)
per chiedere l'inclusione nel prossimo stato jugoslavo indipendente l'intera Dalmazia
con le relative isole, l'Istria, Trieste e Gorizia. Inutile sottolineare che lo scontro
con l'Italia era ormai aperto e insanabile. La vicenda della flotta austroungarica
appariva ora come il semplice prodromo di un disegno che rischiava di vanificare
buona parte degli obiettivi politici dell'Italia.
La realtà stava dimostrando che le alte sfere della politica italiana, e buona
parte di quelle militari, non comprendevano tre fattori essenziali del gioco politico
e strategico: una visione d'insieme dei problemi, a largo respiro; una chiara
scala di priorità dei propri obiettivi; una pronta attenzione all'evoluzione delle
situazioni per sfruttarle con duttilità e profitto. Cioè in sintesi: pensare in
grande e agire con realismo. Fin dal citato memoriale Viale del 1914, l'Italia
doveva conoscere con chiarezza che cosa le serviva e che cosa sarebbe stata effetti-
vamente in grado di fare. Quella doveva essere la via maestra alla quale riferire
ogni mercanteggiamento e ogni irrigidimento. Al contrario Orlando e Sonnino
continuarono ad aggirarsi nel proprio bicchiere, e giunsero addirittura a disinte-
ressarsi delle importantissime discussioni che frattanto si intavolavano sulle grandi
questioni economiche e politiche a livello mondiale. Prova ne sia che l'Italia
non ebbe nulla di sostanziale da dire in materie come la spartizione dell'impero
germanico, il nuovo assetto territoriale dell'Europa, l'assegnazione di colonie e
mandati, la compatibilità fra riparazioni di guerra e stabilità economica dei
paesi vinti, e via dicendo.
Una storia intricata e carica di rischi politici
A Versailles si succedettero memoriali, proposte e controproposte sulle
questioni sollevate dall'Italia. In aprile 1919 Wilson presentò un pacchetto di
proposte che assegnavano all'Italia Lissa e una piccola parte dell'Istria, con
Fiume autonoma a statuto doganale jugoslavo e la Dalmazia neutralizzata con
tutte le isole. Francia e Gran Bretagna cominciarono tuttavia a differenziarsi
dagli Stati Uniti proponendo il rispetto integrale del Patto di Londra e rifiutando
Fiume. Un nostro sfumato accenno a un'eventuale rinunzia alla Dalmazia in
cambio di Fiume non ebbe seguito, travolto dalle rigidità ufficiali ma forse ancor
pitl dagli strani avvenimenti che incepparono per qualche settimana la Conferenza.
In effetti la mancanza di realismo del presidente americano - che poco dopo la
presentazione delle sue proposte alla Conferenza rivolse un inopinato messaggio
direttamente al popolo italiano - ebbe l'effetto di una bomba psicologica: la
delegazione italiana a Versailles, che da tempo stava preparando un suo abbandono

