Page 358 - Missioni militari italiane all'estero in tempo di pace (1861-1939)
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                 Quando, il  18  gennaio  1919, si  aprì  a Versailles  la  Conferenza della pace si
            ebbe subito chiara la sensazione che l'Italia fosse  diplomaticamente isolata. Per di
            più gli slavi pensarono di poter profittare dell'atmosfera di favore creatasi sopratutto
            per gli atteggiamenti di Wilson (e  non certo contrastata dalle altre grandi potenze)
            per chiedere l'inclusione nel prossimo stato jugoslavo indipendente l'intera Dalmazia
            con le  relative isole,  l'Istria, Trieste  e Gorizia.  Inutile sottolineare che lo scontro
            con l'Italia era  ormai aperto  e  insanabile.  La  vicenda  della  flotta  austroungarica
            appariva ora come il  semplice prodromo di un disegno che rischiava di vanificare
            buona parte degli obiettivi  politici dell'Italia.
                 La  realtà stava dimostrando che le alte sfere della politica italiana, e buona
            parte di quelle militari, non comprendevano tre fattori essenziali del gioco politico
            e  strategico:  una  visione  d'insieme  dei  problemi,  a  largo  respiro;  una  chiara
            scala di  priorità dei  propri obiettivi;  una pronta attenzione all'evoluzione delle
            situazioni  per  sfruttarle  con  duttilità  e  profitto.  Cioè  in  sintesi:  pensare  in
            grande  e  agire  con  realismo.  Fin  dal  citato  memoriale  Viale  del  1914,  l'Italia
            doveva conoscere con chiarezza che cosa le serviva e che cosa sarebbe stata effetti-
            vamente in grado di  fare.  Quella doveva essere la  via  maestra alla quale riferire
            ogni mercanteggiamento e ogni irrigidimento. Al  contrario Orlando e Sonnino
            continuarono ad aggirarsi nel proprio bicchiere, e giunsero addirittura a disinte-
            ressarsi delle importantissime discussioni che frattanto si intavolavano sulle grandi
            questioni  economiche  e  politiche  a  livello  mondiale.  Prova  ne  sia  che  l'Italia
            non ebbe nulla di sostanziale da dire in  materie come la  spartizione dell'impero
            germanico,  il  nuovo assetto territoriale dell'Europa, l'assegnazione di colonie e
             mandati,  la  compatibilità  fra  riparazioni  di  guerra  e  stabilità  economica  dei
            paesi  vinti, e via  dicendo.


            Una storia intricata e carica di  rischi politici

                 A  Versailles  si  succedettero  memoriali,  proposte  e  controproposte  sulle
            questioni  sollevate dall'Italia.  In  aprile  1919 Wilson  presentò un  pacchetto di
            proposte  che  assegnavano  all'Italia  Lissa  e  una  piccola  parte  dell'Istria,  con
            Fiume autonoma a statuto doganale jugoslavo e la  Dalmazia neutralizzata con
            tutte  le  isole.  Francia  e  Gran  Bretagna  cominciarono  tuttavia  a  differenziarsi
            dagli Stati Uniti proponendo il rispetto integrale del Patto di Londra e rifiutando
             Fiume.  Un  nostro  sfumato  accenno  a  un'eventuale  rinunzia  alla  Dalmazia  in
            cambio di Fiume non ebbe seguito, travolto dalle rigidità ufficiali ma forse ancor
            pitl dagli strani avvenimenti che incepparono per qualche settimana la Conferenza.
                 In effetti la  mancanza di  realismo del presidente americano - che poco dopo la
            presentazione  delle  sue  proposte  alla  Conferenza  rivolse  un  inopinato  messaggio
             direttamente  al  popolo  italiano - ebbe  l'effetto  di  una  bomba  psicologica:  la
            delegazione italiana a Versailles, che da tempo stava preparando un suo abbandono
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