Page 369 - Missioni militari italiane all'estero in tempo di pace (1861-1939)
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LA MISSIONE TELUNI AL CONFINE GRECO-ALBANESE E LE OPERAZIONI A CORPlJ (1923) 359
dai suoi predecessori, che in gran parte condivideva. Era comunque anche convinto
delle difficoltà economiche del Paese e dei molti dubbi che la Guerra Mondiale
aveva seminato sul corretto impiego dei mezzi. La firma del Trattato di Washington
e le conseguenti idee sulle nuove costruzioni erano gli argomenti all' ordine del
giorno nella discussione tecnico-strategica del momento. Il Trattato ci poneva sul
piano navale allo stesso livello della Francia, ma conservava la netta inferiorità
con la Gran Bretagna, con cui non era neppure immaginabile un confronto. Forte
del suo ascendente su tutta la Forza Armata, Revel, unico ammiraglio di grado
"pieno" della Marina e quindi il più anziano degli ufficiali generali, scelse come
capo di Stato Maggiore l'energico e fedele ammiraglio Ducci, con cui si intendeva
perfettamente. L'Armata navale fu posta agli ordini del viceammiraglio Emilio
Solari; e suddivisa su due divisioni maggiori: la prima composta da Cavour e Cesare,
da un esploratore e da cinque cacciatorpediniere era al comando dello stesso Solari;
la seconda con Doria e Duilio, un esploratore e sei caccia era diretta dal contram-
miraglio Angelo Franck. I due ammiragli godevano della fiducia della Marina e
del Ministro per la buona prova che avevano dato durante il conflitto.
Nel mese di luglio l'insieme delle Forze navali erano state impegnate in una
complessa esercitazione nelle acque sarde, in cui non si erano manifestate né
grosse avarie né importanti carenze addestrative. A seguito della situazione interna-
zionale nel Levante, al termine dell'esercitazione le navi non furono rimandate ai
porti d'armamento per le consuete licenze estive, ma Revel ordinò la loro concen-
trazione a Taranto, dove la flotta si radunò il28 luglio. Il giorno dopo il comandante
in Capo ed il suo capo di S.M., capitano di vascello Foschini, che ci ha lasciato
L1na preziosa memoria sugli avvenimenti, furono convocati a Roma dal Ministro.
Nella riunione, che ebbe luogo nel vecchio convento di Sant'Agostino, allora
sede del Ministero della Marina, partecipò anche l'ammiraglio Ducci, e vi si discusse
della situazione militare internazionale e della necessità cii rialzare il "nostro prestigio
caduto assai in basso". L'ammiraglio Revel ricordò l'episodio doloroso dell'uccisione
a Spalato del comandante dell'incrociatore Puglia e lo sgombero delle Forze italiane
dall'Albania e concluse: "Dopo la Jugoslavia e l'Albania, sembra sia forse venuto
il momento della Grecia". Nel pomeriggio vi fu una riunione a palazzo Chigi,
allora secle del Ministero degli Esteri, in cui emerse la necessità di utilizzare le
navi maggiori della flotta per una dimostrazione cii forza nei riguardi della Grecia
allo scopo di prevenire qualsiasi reazione contro l'annessione del Dodecaneso al
Regno. In questa riunione e nella successiva, al Ministero il giorno dopo si stabilì
di inviare la divisione Frank a Porto Laki nell'isola di Lero, di cui venivano approntate
le sistemazioni logistiche e difensive, e di sbarcare ed occupare Corfù utilizzando
le unità della divisione Solari opportunamente rinforzata con due incrociatori
corazzati, torpediniere, MAS e sommergibili. Non ci è dato di sapere chi ebbe per
primo l'idea dello sbarco a COI-fll e come si pensasse ad una reazione cosÌ importante
ad un'eventuale manifestazione antitaliana da parte dei greci.

