Page 371 - Missioni militari italiane all'estero in tempo di pace (1861-1939)
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LA  MISSIONE  TELLINI  AL  CONFINE  GRECO-ALBANESE  E  LE  OPERAZIONI  A  CORFlJ  (1923)   361

               Dal punto di vista strategico, e possiamo quindi pensare che lo stesso  Revel
           avesse idee chiare in proposito, la dislocazione a Lero di una forza navale superiore
           in potenza all'intera Marina greca poteva realmente svolgere un razionale ruolo di
           deterrenza nei  riguardi della nazione balcanica, l'occupazione di  Corfù invece non
           rappresentava solo un pegno territoriale per il  futuro,  ma anche il  completamento
           del dominio italiano dell'Adriatico. Corfù infatti aveva, ed ha, una posizione geostra-
           tegica invidiabile, dominando le rotte d'accesso ad Otranto e controllando da presso
           le  coste  albanesi.  Questa  posizione  era  stata  già  individuata  dalla  Repubblica  di
           Venezia, che ne aveva conservato il possesso per secoli, e dai francesi, che vi avevano
           fatto la loro base avanzata principale nel  1917. Perfino Napoleone ne aveva intuito
           l'importanza nel  1808 scrivendo a suo fratello  Giuseppe:  "Voi  dovete considerare
           Corfù più importante della Sicilia".  Dai racconti dei  protagonisti possiamo quindi
           vedere come l'idea dell'occupazione dell'isola jonica fosse  precedente, anche se  di
           pochi  giorni,  all'eccidio Tellini,  è quindi spiegabile  la  rapidità con cui  fu  messa  in
           atto dalla Marina italiana.
               Tornati  infatti  a  Taranto  l'ammiraglio  Solari  ed  il  comandante  Foschini,  fu
           rapidamente  condotta  a  termine  la  pianificazione  dell'azione,  intensificando
           l'addestramento delle forze da sbarco sotto la guida del capitano di vascello Sirianni,
           che  aveva  comandato  sul  Piave  il  reggimento  San  Marco.  Inoltre  furono  inviati
           segretamente a Corfù alcuni ufficiali per conoscerne con precisione gli apprestamenti
           difensivi. Da queste operazioni di intelligence risultò che l'isola non aveva che una
           minuscola guarnigione presidiaria e nessuna capacità di reazione antinave, inoltre
           nessuna  unità  navale  ellenica  era  presente  nei  suoi  sorgitori.  Quando  a  seguito
           della decisione del Presidente del Consiglio di reagire all'azione contro la missione
           Tellini,  l'Armata navale  era quindi  perfettamente  pronta ad  operare.


           La decisione politica e l'azione militare

               Le predisposizioni prese a Roma e a Taranto per un'azione di ritorsione contro
           la  Grecia prevedevano di  fatto:
           - la messa in condizione di supportare una divisione di navi maggiore del sorgitore
             di  Porto Laki nell'isola di Lero, con l'invio di  mezzi di supporto e di artiglieria
             costiera per la  difesa della base;
             l'invio a  Porto Laki  della 2 a  divisione  navale  (vedi  tabella  n.  2)  con il  compito
             di effettuare, se ritenuto opportuno, una dimostrazione navale nelle acque greche
             prossime alla capitale;
             accordi con lo S.M. del Regio Esercito per l'imbarco a Taranto sulle navi maggiori
             di  un  contingente  di  fanteria  più  servizi  per  l'occupazione  ed  il  presidio  di
             Corfù;
             accordi con  il  recentemente creato  Commissariato dell'Aeronautica  per avere
             a disposizione  della Squadra Navale alcuni  dirigibili ed  idrovolanti;
             il  rinforzo della  l a  Divisione  navale  (vedi  tabella  n.  2),  incaricata dello sbarco
             a  Corfù,  con  i  due  incrociatori  corazzati  San  Marco  e  San  Giorgio,  alcune
             torpediniere e sommergibili;
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