Page 375 - Missioni militari italiane all'estero in tempo di pace (1861-1939)
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LA MISSIONE TELLINI AL CONFINE GRECO-ALBANESE E LE OPERAZIONI A CORFÙ (1923) 365
pesarono molto sulle conseguenze politiche del nostro sbarco, forse più di quanto
lo sarebbe stato qualche caduto italiano delle nostre compagnie da sbarco nella
prima presa di terra dell'intera operazione.
Delle "cannonate di Corfù" quelle che certamente non fecero bene, al contrario
di quanto affermò Grandi, furono quindi i tre colpi da 149 mm del Premuda,
che molti giudicarono superflui nella filosofia politico-militare dell'episodio. È
interessante però considerare che l'esploratore, l'ex germanico Vl16, assegnato
all'Italia come riparazione dai trattati di pace ed entrato in servizio nella nostra
Marina nel 1920, aveva come armamento principale proprio quattro pezzi Krupp
da 149/42 con un proietto da 46 kg (a fronte dei 6 kg del peso del proietto da
76/40 delle navi maggiori) e non era dotato di altra artiglieria. Si presentava
quindi al pianificatore dell'operazione l'alternativa di non usare l'unità nella
fase di bombardamento, che doveva essere di solo intimidazione, od usarla con
molta morigerazione, come in effetti fu fatto. Dobbiamo tener presente che il
Premuda era stato il protagonista della fase iniziale della spedizione e che per
caratteristiche costruttive era l'unità di una certa dimensione che poteva avvicinarsi
di più alla costa e quindi fare un tiro decisamente più mirato. La decisione
presa d'impiegare nella fase di bombardamento questa unità e quindi un "medio
calibro" fu in seguito criticata anche dall'ammiraglio Revel, ma, a nostro modesto
giudizio, al Solari non si può che attribuire la colpa di non aver espletato per
tempo tutte le operazioni di intelligence idonee a fargli conoscere in anticipo
la condizione reale dei bersagli, che forse avrebbero permesso di sapere in
anticipo che nella fortezza vi erano rifugiati i profughi anatolici, che subirono
i danni maggiori nell'intera operazione. Dai rapporti del comandante Foschini
si evince che il Solari aveva fretta di concludere l'operazione entro il tramonto
e che quindi la fase conclusiva dell'occupazione, compreso il bombardamento
dimostrativo, fu affrettata con le conseguenze che conosciamo.
Il l° settembre le forze del capitano di fregata Tur rientrarono a bordo ed il
controllo dell'isola fu affidato ai reparti del 48° Fanteria del colonnello Leonardi;
lo stesso giorno in accordo con la pianificazione la Divisione navale lasciò l'isola
per rientrare a Taranto, mentre a protezione del contingente rimaneva un gruppo
navale al comando dello stesso governatore, ammiraglio Belleni, composto dal solo
San Marco e da siluranti.
Il 2 settembre giungeva a Corfù il viceammiraglio Simonetti, che rilevava il
Belleni nelle funzioni di governatore mentre i piroscafi caricati a Napoli iniziavano
a sbarcare, nell'indifferenza della popolazione dell'isola, la Divisione Militare
Speciale comandata dal maggior generale Gustavo Berardi e composta da tre
reggimenti di fanteria (il 15°, il 39° ed il 48°) su due battaglioni, due gruppi
someggiati d'artiglieria, una compagnia del genio e un notevole parco logistico
(nella tabella n° 3 le forze complessive). Il grosso di tali forze era imbarcato a
Napoli il31 agosto su due piroscafi requisiti in tempi brevissimi, mentre il comando
divisione era imbarcato a Messina durante il transito del convoglio.

