Page 378 - Missioni militari italiane all'estero in tempo di pace (1861-1939)
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             internazionale  francese  assai  favorevole  all'Italia.  Di  fatto  quest'ultimo  quale
             presidente della Conferenza degli Ambasciatori,  forte  del ruolo della Francia nei
             consessi  internazionali,  inviava  al  Atene  una  nota  diplomatica  che  richiedeva  le
             stesse soddisfazioni espresse dal documento italiano estendendo l'offesa arrecata
             dall'eccidio di  Kakavia a tutte le  nazioni presenti nella  Conferenza.
                  Il  Salandra, nostro rappresentante a Ginevra, segnalava subito che la nota di
             Poincaré aveva bene impressionato anche la Società delle Nazioni, che probabilmente
             vedeva nella soluzione multinazionale una buona possibilità di uscire dall'impasse.
                  Il  9 settembre  il  governo  greco  accettava  la  nota della  Conferenza,  ma  gli
             inglesi iniziarono a fare pressioni perché il governo italiano sgomberasse immedia-
             tamente l'isola presa in pegno. Anche in questa fase  l'opera dell'ammiraglio Revel
             fu importante per chiarire con Mussolini non solo i termini politici, ma soprattutto
             quelli  militari.  A scanso  di  sorprese  comunque  furono  poste  in  stato  di  allerta
             tutte le  basi navali nazionali, attivata la difesa costiera della Sardegna, della Sicilia
             e dell'Italia meridionale, furono accelerati i lavori sulle navi in l'addobbo ed infine
             fu  richiamata da Lero la  2 a  Divisione Navale in modo da avere a Taranto l'intera
             Armata  navale.  Il  Ministro  nella  prima  decade  di  settembre ispezionò  le  basi  di
             Taranto  e  di  Brindisi  e  si  recò  anche  a  Corfù  per  verificarne  di  persona  la
             situazione militare. Sembra che in quel periodo Mussolini a chi gli faceva intravedere
             un possibile invio di una Forza navale britannica per far pressione su di noi, abbia
             esclamato:  "Noi la  silureremo".  Concordiamo con alcuni commentatori che tale
             atteggiamento  possa  essere  stato  alimentato  in  una  fiducia  eccessiva  nei  MAS  e
             nei sommergibili, che era rimasta in molti alla conclusione della Guerra Mondiale.
                  In quei giorni l'ammiraglio Ducci ricorse al  parere del nostro più qualificato
             studioso di strategia marittima, il comandante Romeo Bernotti, al momento direttore
             del neo-creato Istituto di Guerra Marittima. Il Bernotti nelle sue memorie descrive
             brevemente l'episodio, che certamente ebbe una sua  importanza nel contribuire a
             convincere il  capo del Governo sulla relatività delle  forze  in campo.  Lo  studioso
             conclude con queste parole: "Rimasi preoccupato dal modo in cui Mussolini soprav-
             valutava le  possibilità d'azione della nostra Marina in virtù del  possesso di pochi
             MAS,  e conseguentemente dal  modo  in  cui  sottovalutava le  altre  necessità  della
             Marina, confondendo il  volere con il  potere".
                  I.:azione congiunta del segretario generale degli Esteri, Contarini, e del Ministro
             della Marina accelerarono certamente la decisione di dichiarare che l'Italia avrebbe
             re imbarcato  le  sue  forze  alla  data  stabilita  dalla  Conferenza degli  Ambasciatori.
             Non possiamo  trascurare che  l'esercizio  della gunboat diplomacy  era certamente
             apparso a Mussolini come un modo importante di  imporre una sua nuova politica
             internazionale  al  mondo  intero:  quasi  contemporaneamente  all'azione  su  Corfù,
             era  infatti stata  anche  organizzata una  missione  segreta  del  ct.  Audace  a Tangeri
             ove era in discussione  il  ruolo dell'Italia nell'amministrazione internazionale della
             città.  In  questa città  il  23  luglio  erano avvenuti  dei  torbidi con  risse  ed  incidenti
             che avevano coinvolto nostri  connazionali, il  Governo aveva  inviato  il  30 agosto
             l'unità navale in questione al comando del capitano di fregata Grenet, che aveva
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