Page 381 - Missioni militari italiane all'estero in tempo di pace (1861-1939)
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LA  MISSIONE  TELLINI  AL  CONFINE  GRECO-ALlIANESE  E  LE  OPERAZIONI  A  CORFÙ  (1923)   371


             Dal punto di vista militare una critica ai  pianificatori dell'azione può essere
         fatta prendendo spunto da operazioni molto più vicine a noi. Come per l'operazione
         "Urgent Fury" degli Stati Uniti a Grenada nel  1983 anche noi utilizzammo troppe
         forze  e  reparti  troppo  potenti,  senza  tener  conto delle  informazioni  intelligence
         in  nostro possesso, dando al  mondo l'impressione di una strategia imperialista di
        gunboat diplomacy,  anziché ammantare l'azione quale  intervento militare mirato
         a  sostegno  di  una  soluzione  diplomatica  della  crisi  in  atto.  Dal  punto  di  vista
         tecnico,  mentre  il  comandante  Foschini  seppe  condurre  assai  bene  la  trattativa
         iniziale,  l'ammiraglio  Solari,  a  nostro  parere,  fu  eccessivamente  sbrigativo  nel
         condurre l'azione di fuoco, che aveva il  solo scopo di dimostrare la potenza infieri
         delle  nostre  unità  non  tenendo  conto  che  l'obiettivo  non  era  la  distruzione  di
         "fortezze", ma  la  messa a  terra nel  modo pil\  pacifico del  contingente da sbarco.
         Il  Tur,  comandante  di  questo  contingente,  nelle  sue  memorie,  descrive  in  poche
         righe l'azione anfibia dando la sensazione che se l'operazione non fu, come sperato,
         uno  sbarco  "con  la  musica  in  testa come  a  una  parata  militare"  certamente  non
         incontrò la  pur minima resistenza.
             Lo stesso Revel,  inizialmente convinto fautore di  una dimostrazione di forza
         nei  riguardi  della  Grecia,  appena  si  rese  conto  della  reazione  internazionale  e
         soprattutto  di  quella  britannica,  comprese  che  il  periodo  delle  "occupazioni
         adriatiche" era ormai finito e consigliò il capo del Governo di seguire le indicazioni
         della Conferenza degli Ambasciatori. La tradizione infatti ci dice che alla richiesta
         di Mussolini di "quanto può l'Italia resistere contro l'Inghilterra", il saggio ammiraglio
         rispose:  "quarantott' ore".
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