Page 386 - Missioni militari italiane all'estero in tempo di pace (1861-1939)
P. 386
376 GIANCARLO MONTINARO
Sui motivi della scelta "italiana" da parte cinese varie ipotesi sono state
avanzate. Certamente un ruolo determinante fu svolto da Galeazzo Ciano, ma
molto influirono, come già sottolineato, anche i successi internazionali di piloti e
aerei italiani negli anni Venti e i primissimi anni Trenta.
Non sono da escludere, inoltre, motivi di natura più squisitamente politica.
Il partito al potere Kuo Min Tang, di cui Chiang Kai-shek era il leader indiscusso,
dopo la clamorosa rottura con i comunisti nel 1927 - inizio di quello che è stato
definito il "momento termidoriano" della rivoluzione cinese e di una guerra
civile che terminerà solo nel 1949 - si era spostato su posizioni sempre più
nazionaliste, come già accennato, e molti suoi esponenti, di base e di vertice,
guardavano all'Italia di Mussolini come ad un esempio da seguire(9). Vi era poi
la guerra civile e agli occhi del Generalissimo la lotta antibolscevica costituiva un
problema molto più pressante della guerra con il Giappone. Fu quindi la situazione
interna, più della minaccia giapponese, a spingere Chiang Kai-shek ad una politica
di rafforzamento militare e chiedere all'Italia la presenza di una missione aeronautica.
Nella medesima prospettiva va visto anche il contemporaneo arrivo di una missione
militare tedesca al comando del generale Hans von Seeckt.
Gli inizi della Missione. La gestione Lordi
I primi dettagli della collaborazione furono definiti nell'aprile del '33, dal
Ministro Kung, responsabile della Commissione per la riorganizzazione delle Forze
Armate cinesi, e da Ciano, che tra l'altro era in procinto di lasciare l'incarico in
Cina e rientrare in patria. Kung si fece latore del preciso desiderio di Chiang Kai-
shek di poter contare il prima possibile su una missione aeronautica italiana{lO). La
richiesta del Generalissimo venne favorevolmente accolta a Roma, non tanto per
un preciso disegno di politica estera quanto perché lasciava intravedere la possibilità
di più massicce esportazioni aeronautiche verso il paese asiatico.
Forse proprio per questi più evidenti aspetti commerciali le indicazioni impartite
direttamente da Mussolini prevedevano una missione costituita da personale militare
in congedo; e difatti aveva trovato diffusione la notizia secondo la quale il noto
aviatore Mario De Bernardi(11) avrebbe assunto incarichi di rilievo nell'aviazione
cinese. Il fatto suscitò il disappunto dei cinesi perché la notizia venne ripresa dalla
stampa internazionale, probabilmente per colpa dello stesso De Bernardi, e tolse
ogni velo di segretezza ai piani di rafforzamento militare del governo di Chiang
Kai-shek.
Non fu però per questo incidente di percorso che si decise dopo poco tempo
di "militarizzare" la missione, designandone come capo (luglio del '33) il colonnello
pilota Roberto Lordi(12), che il 7 settembre, accompagnato da un ufficiale tecnico,
il capitano del genio aeronautico Nicolò Galante, si imbarcava da Brindisi alla
volta della Cina, con l'incarico, una volta giuntovi, di gettare le basi della collabo-
razione con le autorità militari cinesi. Ogni aspetto commerciale sarebbe stato
seguito da De Bernardi. Effettivamente quest'ultimo giunse in Cina nei mesi

