Page 385 - Missioni militari italiane all'estero in tempo di pace (1861-1939)
P. 385
I.A MISSIONE AERONAUTICA IN CINA (1933-37) 375
potenza giapponese. I rovesci subiti e la presenza sul territorio metropolitano di
forze d'occupazione giapponesi spinsero Chiang Kai-shek ad una politica di
rafforzamento militare, comprendente anche la componente aeronautica che
l'esperienza dei fatti faceva risultare oramai indispensabile.
È utile in proposito la testimonianza da Galeazzo Ciano, all'epoca, come
detto, rappresentante diplomatico presso il governo cinese: "eimpotenza dell'aviazione
cinese a limitare nella benché minima misura l'attività aerea giapponese durante
le ostilità di Shanghai sembra aver determinato il governo di Nanchino [dove
Chiallg Kai-shek si era insediato nel 1927, N.d.A.] a dare il maggiore possibile
sviluppo a questa arma; e benché le presenti strettezze finanziarie della Cina non
consentano di ingaggiarsi immediatamente nelle forti spese che lo svolgimento del
relativo programma comporterebbe (circa cinquanta milioni di dollari), pure
sarebbero state iniziate - secondo notizie da Nanchino - le riforme preparatorie
per rendere l'aviazione cinese uno strumento almeno di difesa ed atto a collaborare
con le altre forze armate nel respingere ogni aggressione esterna"(7).
Tra le iniziative che sarebbero state prese, sempre secondo Ciano, vi era il
passaggio dell'aviazione sotto il diretto controllo di Chiang Kai-shek, l'istituzione
di un "ufficio speciale" per l'aviazione, l'apertura di una scuola di volo nella località
di Hangchow, affidata ad istruttori americani guidati dal colonnello della riserva
John Jouett, e un programma di propaganda aeronautica per invogliare i giovani
a diventare piloti militari.
La svolta "nazionalista" del Kuo Min Tang aveva restituito alla Cina parte dei
suoi diritti e della sua sovranità (ad esempio il diritto di fissare proprie tariffe
doganali), ma la forte presenza di interessi occidentali rendeva l'economia del
paese ancora ampiamente dipendente da potenze straniere, in particolare da quella
statunitense. Anche in campo aeronautico gli Stati Uniti potevano vantare una
ragguardevole presenza in Cina perché avevano sagacemente contraccambiato la
propria quota di indennizzo che il governo cinese doveva versare come risarcimento
per i danni subiti all'epoca della rivolta dei Boxer con acquisti di materiale aeronautico
presso ditte americane. Nel quinquennio 1929-34 le esportazioni aeronautiche
statunitensi in Cina raggiunsero i nove milioni di dollari, mentre, nello stesso periodo,
-quelle di Italia, Gran Bretagna e Francia ammontarono complessivamente a quattro
e mezzo(8).
Sull'esempio degli Stati Uniti, anche l'Italia aveva rinunciato alla sua quota
di indennizzo Boxer ottenendo come contropartita l'impegno del governo cinese
ad acquistare aerei e materiale di volo presso industrie italiane. Già nel 1932 la
Fiat aveva venduto al governo di Chiang Kai-shek dei velivoli da bombardamento,
i biplani BR.3.
Ma i cinesi, oltre all'acquisto di aerei erano interessati a poter contare su una
missione del tipo di quella americana. Probabilmente la tattica dei cinesi era quella
di mettere in lizza diverse missioni straniere, alimentare così una certa concorrenza
e privilegiare poi la più conveniente e la più rispondente ai propri scopi.

