Page 387 - Missioni militari italiane all'estero in tempo di pace (1861-1939)
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LA MISSIONE AERONAUTICA IN CINA (1933-37) 377
successivi, ufficialmente per compiere delle esibizioni in volo con un Caproni
113, che tra l'altro riscossero un enorme successo, senza però occuparsi, se non
marginalmente, di questioni legate alla vendita di aerei(13); dopo il suo rientro in
Italia, fu giocoforza che queste finissero nella sfera d'azione della Missione.
Un mese circa dopo il suo arrivo, Lordi formulò un abbozzo di programma
che sottopose direttamente a Chiang nel corso di quello che fu il loro primo
colloquio (13 novembre '33). In seguito all'approvazione del programma, si
decise l'invio di altro personale italiano. Complessivamente, la Missione non
raggiunse mai una consistenza numerica particolarmente elevata. Nei suoi quattro
anni di permanenza in Cina, furono presenti in media dieci ufficiali, nella maggior
parte piloti, e cinque sottufficiali. Gli avvicendamenti erano spesso dovuti a
motivi di salute in quanto le condizioni in cui dovette operare il personale italiano
non erano certo delle più salubri(l4).
Dopo un primo periodo ad Hangchow, dove come abbiamo visto erano
presenti anche gli istruttori americani, la sede della Missione venne stabilita a
Loyang, nella regione dello Honan, ma, in attesa che venisse attrezzata la base
destinata ad ospitare il personale della Regia Aeronautica, fu deciso di utilizzare
la base di Nanchang (marzo 1934), lontano dai "rivali" americani. Località
dell'interno, nella provincia di Kiangsi, a circa 900 chilometri da Shanghai, era
divenuta nel frattempo quartier generale di Chiang Kai-shek nelle operazioni contro
le forze comuniste arroccate sulla difensiva nella regione del Fukien. Il supporto
dato da Lordi e dalla Missione in queste operazioni, logicamente avallato da Roma,
impressionò favorevolmente Chiang. Egli, "da buon nazionalista, detestava quegli
stranieri che calavano sulle città costiere o fluviali e commerciavano sotto la
protezione dei cannoni delle navi dei loro paesi, sempre presenti nei porti" (15), e
rimase colpito dal fatto che degli occidentali non venissero nel suo paese solo per
combinare affari, ma anche che fossero disposti a rischiare la vita in azioni di guerra
per una causa che non era la loro(16).
La situazione in cui versava l'aviazione cinese non era, come testimoniato da
Ciano, delle più incoraggianti per chi come Lordi si accingeva a stabilire una serie
di misure per arrivare ad una forza aerea efficiente. Essa poteva contare su 7
squadriglie, con circa 150 aerei, dei tipi più diversi e spesso affidati a piloti con
uno scarsissimo addestramento bellico(17). Nonostante la forte concorrenza americana,
Lordi riuscì in breve a consolidare le posizioni italiane e soprattutto a conquistarsi
la fiducia e la stima del Generalissimo, tanto da convincerlo a fare affidamento
principalmente sulla Missione italiana.
Il Ministro italiano in Cina Boscarelli, che aveva nel frattempo sostituito Ciano,
sentiva l'obbligo di segnalare positivamente a Roma l'operato di Lordi. Questi,
sebbene "osteggiato in maniera più o meno larvata dalla missione americana", era
riuscito ad attirare su di sé "la simpatia ammirativa dei competenti e degli osservatori
imparziali". Sia Chiang che il Ministro delle Finanze Kung si erano espressi "nella
maniera più lusinghiera sul suo conto, elogiando oltre che la sua capacità tecnica
anche il suo entusiasmo al lavoro e la sua attitudine al comando". "Se la Missione

