Page 373 - Missioni militari italiane all'estero in tempo di pace (1861-1939)
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LA  MISSIONE  TELLINI  AL  CONFINE  GRECO-ALIIANESE  E  LE  OPERAZIONI  A  CORFÙ  (1923)   363

               La  Divisione,  imbarcati  a Taranto elementi del  48° Reggimento  Fanteria ed
           una batteria di  otto cannoni da 75  mm, si  portò allargo di  Gallipoli  nella notte
           tra il  30 ed il  31  agosto per proseguire per Corfù dopo la mezzanotte.  Contem-
           poraneamente dirigeva per Lero la  divisione  Frank.
                Il  gruppo Solari  giungeva  nel  mattino al  largo  dell'isola greca e le  unità da
           battaglia prendevano posto nei  punti designati  dall'ordine di  operazione, mentre
           il Premuda  si  dirigeva  con  il  capo  di  Stato  Maggiore  dell'Armata,  comandante
           Foschini, nella piccola rada a nord della Fortezza Vecchia.  Il Foschini sbarcato con
           una motobarca veniva ricevuto dal prefetto dell'isola a cui comunicava la decisione
           italiana di occupare Corfù per rappresaglia. Il colloquio, di cui il protagonista italiano
           ci ha lasciato un breve resoconto, avveniva in francese e si concludeva con l'accettazione
           da parte del  funzionario  greco dell'occupazione a carattere "temporaneo" viste  le
           condizioni  di  superiorità  militare  delle  forze  italiane.  Il  Foschini  faceva  chiamare
           anche  il  console  d'Italia,  Schellini,  affinché  avvisasse  i  consoli  degli  altri  stati
           presenti dei prossimi avvenimenti e pretendeva un colloquio anche con il comandante
           militare  dell'isola,  maggiore  Kricologos.  Tale  colloquio  avveniva  alla  presenza del
           prefetto e fu  piuttosto confuso, ma terminò con la  decisione del maggiore greco di
           fare  resistenza al  nostro sbarco.  Dobbiamo condividere il  giudizio di  molti che un
           militare  del  tempo non poteva comportarsi diversamente.  Intanto alle  15.20 tutte
           le  unità  italiane  si  erano  ormeggiate  alla  fonda  nei  punti  stabiliti  dall'ordine  di
           operazione e si  preparavano all'azione.
                La  missione  affidata  al  Foschini  era indiscutibilmente  complessa  e  difficile
           soprattutto per il poco  tempo  a  disposizione,  il  CSM  italiano sapeva  che  il  Solari
           voleva terminare l'operazione anfibia prima di notte e si rendeva conto che la resistenza
           dei  pochi  militari  greci  sarebbe  stata  più  che  altro  formale,  ma  poteva causare
           qualche  perdita alle compagnie da sbarco.  Prese  quindi la decisione di  porre i greci
           davanti  ad  un ultimatum  di  tipo  militare:  se  per le  ore  16  al  segnale  di  tre  colpi
           successivi  a  salve  delle  navi  italiane  non  fosse  stata  alzata  la  bandiera bianca,  si
           sarebbe iniziato il tiro navale contro gli obiettivi militari dell'isola. Tali obiettivi furono
           indicati dal  Foschini  in  modo che potessero essere sgombrati sia dai  militari che da
           eventuali civili  presenti.  Detto questo  l'italiano  tornò sul Premuda  e quindi  diresse
           sul Cavour per comunicare l'accaduto all'ammiraglio Solari.
                Dal racconto del Foschini appare chiaro che il  Solari non solo approvò quanto
           stabilito  a  terra,  ma  decidendo  di  indicare  come  bersagli  al  tiro  delle  sue  navi  la
           Fortezza Vecchia con il  semaforo, la Fortezza Bassa con il  comando della piazza ed
           il  Forte Nuovo, ove era la caserma della gendarmeria greca, era convinto di giocare
           una parte concordata con i greci in  modo da rendere possibile una resa onorevole
           dopo i primi colpi di cannone senza offesa al  personale a terra.
               Alle  16 furono  effettuati dal Premuda  i tre tiri  d'avvertimento, ma visto che
           il semaforo non alzava l'attesa bandiera bianca, la stessa unità alle  16.09 iniziò un
           tiro lento con i suoi pezzi da 149 mm sulla Fortezza Bassa. Seguì il Cavour con 22
           colpi da 76 mm contro la Fortezza Vecchia ed il Forte Nuovo a cui poi si aggiunsero
           i 20 colpi da 76 mm del San Giorgio. Alle 16.15 vista finalmente la bandiera bianca
           sul semaforo tutte le  unità cessarono il  lento bombardamento.
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