Page 396 - Missioni militari italiane all'estero in tempo di pace (1861-1939)
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                 "Dal  1933  in  poi - scrive  Scaroni - gli  Stati  Uniti  d'America  predominano
            nettamente sul mercato aeronautico cinese. La loro opera di penetrazione in questo
            mercato è stata fin dall'inizio immensamente facilitata dalle favorevolissime condizioni
            generali che l'America gode in questo paese, soprattutto in virtù della lungimirante
            politica da essa  fatta  nella utilizzazione  dell'indennità Boxer".
                 Il  risultato  era  che  sulle  31  squadriglie  in  cui  era  articolata  l'aviazione  da
            combattimento  cinese  al  marzo  '37  ben  26  erano  equipaggiate  con  materiale
            americano,  una  con  materiale  francese,  una  con  materiale  tedesco  e  tre,  delle
            originarie quattro, con materiale italiano. Tuttavia Scaroni si dichiarava fiducioso
            sull'avvenire delle sorti italiane, sia  per quanto riguardava il  ruolo della Missione
            sia, dopo l'attivazione della fabbrica, per la  produzione aeronautica. Il 21  maggio
            il  capitano  Unia  portò  in  volo  per  il  collaudo  un S.72  e  i  primi  sette  Breda  25
            revisionati  negli  impianti di Nanchang(31).
                 Dalla Cina Scaroni forse  non poteva valutare nella giusta misura quelle che
            erano  state,  nel  frattempo,  le  prime  concrete  avvisaglie  di  una  nuova  fase  dei
            rapporti tra Italia e Cina, e come la  politica di Roma si stesse oramai allineando
            a  quella  di  Tokyo.  Un  primo  formale  passo  in  tal  senso  fu  il  riconoscimento
            italiano del Manchukuò (che contraccambiò quello giapponese dell'occupazione
            dell'Etiopia),  fatto  che  suscitò  le  vive  proteste  del  governo  di  Nanchino:  lo
            stesso Scaroni dovette subirsi le  risentite parole a riguardo da parte di  Madame
            Chiang Kai-shek.
                 I segnali che venivano dalla mutata situazione interna cinese e la  ripresa dei
            toni  aggressivi  da  parte  nipponica  fecero  chiaramente  presagire  quali  sarebbero
            stati gli  sviluppi.  Furono, come è  noto, i giapponesi a  iniziare  le  ostilità, ai  primi
            di luglio  del  '37, prendendo come pretesto l'incidente scoppiato al  ponte Marco
            Polo,  a Wanping,  una località a  quindici chilometri a ovest di  Pechino.
                 Scaroni, nel rispetto di quelle che erano le sue competenze, collaborò ai piani
            di difesa e il  giorno 21  luglio lo comunicò ai  suoi superiori a Roma(32).  Lo stesso
            giorno, per uno strano gioco del  destino,  partiva da  Roma il  messaggio  con cui
            gli si  ordinava di  non  prendere iniziative  che  andassero contro i giapponesi (33).
            Chiang Kai-shek  chiese  a Scaroni  un  maggiore  coinvolgimento nelle  operazioni
            belliche,  proponcndogli  di  assumcre  la  carica  di  capo  di  Stato  Maggiore,  ma
            Scaroni per ragioni di opportunità dovette rifiutare e al suo posto venne nominato
             il  colonnello  americano  Claire  Chennault.  Per  le  stesse  ragioni,  lettera  morta
             rimase  anche  la  richiesta  cinese,  avanzata  nel  settembre,  di  cinquanta  aerei  da
            caccia  Fiat C.50,  richiesta  per la  quale Scaroni si  era tanto dato da fare.  Ma già
             da tempo il Ministro degli Esteri Ciano aveva fatto bloccare le forniture di materiale
             bellico  alla  Cina.  Le  direttive  che  arrivavano  da  Roma  erano  alquanto  vaghe  e
             lasciavano Scaroni in una situazione che definire spinosa è poco: gli si raccomandava
             "lo svolgimento come per il  passato dei normali compiti attribuiti alla Missione",
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