Page 397 - Missioni militari italiane all'estero in tempo di pace (1861-1939)
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LA MISSIONE AERONAUTICA IN CINA (19.3.1-37) 387
trascurando il fatto che le mansioni di Scaroni come consigliere capo per l'aviazione
imponevano un ben diverso ruolo nell'ambito dell'organizzazione militare cinese.
Il personale italiano si ritrovò in zona di combattimento, esposto agli attacchi
aerei giapponesi. La base di Nanchang fu bombardata a più riprese; in uno di questi
bombardamenti andò distrutto anche l'S.72 donato da Mussolini a Chiang con
cui Scaroni era giunto in Cina.
Nel riassumere all'ambasciatore Cora la situazione della Missione il 12 ottobre
'37(34), Scaroni lamentava l'inattività cui erano oramai condannato il personale della
Missione e il fatto che questo si trovasse alle dipendenze di Chennault, sottoli-
neando il clima di diffidenza che aleggiava nei confronti dei militari italiani,
giudicati come alleati degli invasori.
Ormai il clima per il personale italiano era divenuto molto pesante. Gli uomini
della Regia Aeronautica e le maestranze della fabbrica di Nanchang rischiavano
addirittura la loro incolumità.
"Poiché tanto gli Ufficiali della Missione che il personale della fabbrica - continua
Scaroni - vivono giornalmente ad immediato contatto con un largo stuolo di militari
e civili cinesi, essi hanno la sensazione diretta e precisa della ostilità che si va accumulando
contro di noi, e molti di essi non mi hanno taciuto i loro timori circa la loro sicurezza
personale [ ... ] Ciò che io ritengo non sia esagerato, specie nel caso in cui una disfatta
cinese portasse il disordine e la disgregazione nelle truppe. Ciò che in Cina è
accaduto più di una volta" (35),
Racconta Scaroni che un rumeno, motorista presso una squadriglia, temendo
di essere scambiato per italiano, preferì lasciare la Cina prima che fosse troppo tardi.
Anche la stampa internazionale diede il suo contributo a rendere più problematica
la vita della Missione: un giornale di Hong Kong arrivò a scrivere che gli italiani
indicavano ai giapponesi gli obbiettivi da colpire; un altro ancora diffuse la notizia
che tra i resti di un bombardiere giapponese abbattuto era stato rinvenuto il corpo
di un pilota italiano(36). La posizione ufficiale italiana sul conflitto in atto, espressa
in occasione della Conferenza di Bruxelles, lasciava del resto poco adito a incertezze.
Inevitabilmente anche la posizione di Scaroni perse di importanza; Madame
gli chiese ad un certo punto di andare ad occuparsi della fabbrica di Nanchang,
oggetto degli attacchi aerei dei giapponesi. Scaroni rispose a Madame che la fabbrica
non rientrava nelle sue competenze, nutrendo il fondato sospetto che si volesse
in realtà allontanarlo dai centri decisionali ed evitare così ogni rapporto imbarazzante.
Scaroni si limitò ad una ispezione di tre giorni (6-8 ottobre), tanto per non compro-
mettere definitivamente i rapporti con Madame.
Stante questa situazione Scaroni giudicava opportuno il ritiro della Missione,
ma si trattava, secondo l'ufficiale italiano, di un'operazione da condurre con estrema
delicatezza per non mettere a definitivo repentaglio l'incolumità degli italiani.
Meglio, suggeriva Scaroni all'ambasciatore, un colloquio franco e chiarificatore
direttamente con Chiang Kai-shek.

