Page 406 - Missioni militari italiane all'estero in tempo di pace (1861-1939)
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ebraica iniziava ad assumere dimensioni destabilizzanti per l'intera area. A questo
si aggiungano non solo le condizioni di vita ancora difficili, non essendovi
ancora la possibilità di aumentare il benessere attraverso i proventi del petrolio(S),
ma anche la sensibilità mussoliniana per il risveglio nazionale arabo e indiano,
documentata sin dai primi anni Venti(6).
Esulando evidentemente i rapporti italo-sauditi dai limiti di questo contributo,
gioverà qui ricordare come il loro clima complessivo sia stato definito come una
"diplomazia dell'amicizia" da Matteo Pizzigallo nella sua recente e completa
monografia(7). A questa tendenza non era certo estranea l'evoluzione geo strategica
creatasi sul mar Rosso determinatasi per l'azione di Ibn Saud e che influiva sugli
interessi italiani nel Corno d'Africa, al punto da determinare uno spostamento del
baricentro diplomatico italiano nell'area dallo Yemen all'Arabia Saudita. Tale rimodu-
lazione, avvenuta non senza contraddizioni per via del retaggio di mentalità coloniale
di cui erano permeati gli ambienti governativi italiani, fu fortemente sostenuta dai
funzionari e rappresentanti diplomatici italiani accreditati a Gedda e la sua realiz-
zazione passò appunto attraverso la Missione Militare Aeronautica, la cui vicenda
costituÌ un termometro fedele dell'andamento generale dei rapporti tra i due paesi.
È ben chiaro come l'interesse italiano per quella cruciale area geografica non
potesse non trovarsi in contrasto con le consolidate posizioni ed i disegni che francesi
e inglesi nutrivano per essa(8); ed è altrettanto chiaro come da ciò scaturissero una
convergenza con le posizioni del nazionalismo arabo e una divergenza, peraltro più
modesta ed a tratti contraddittoria, da quelle del movimento nazionale ebraico. Di
qui e dall'esplicita proposta di "Italia 'ponte' tra occidente e oriente e 'scuola
occidentale' per le nascenti nazioni islamiche", concretizzatasi in discorsi, convegni
e persino in trasmissioni in lingua araba da Radio Bari, tra gli inglesi si diffuse
addirittura una "psicosi dell"italiano sotto il letto"'(9).
I primi contatti
I prodromi della collaborazione aeronautica italo-saudita possono farsi risalire
alla visita a Roma del sottosegretario di stato per gli Affari Esteri del Regno dell'Hedjaz
Fuad Hamza nel 1932(10). In quell'occasione Fuad Hamza espresse al console italiano
a Gedda "il desiderio di conoscere quali siano le condizioni per l'ammissione di
allievi stranieri ai corsi dell'Accademia Aeronautica di Caserta"(1I). Il 20 giugno
1932 il generale Gennaro Tedeschini Lalli, capo di gabinetto del Ministro
dell'Aeronautica Italo Balbo, comunicava non esservi ostacoli all'ammissione di
allievi hedjaziani, tanto per il corso regolare della durata di quattro anni quanto
per il solo conseguimento dei brevetti di pilota di aeroplano e di pilota militare
della durata di sei-otto mesi(12). La notizia venne comunicata all'Hedjaz in occasione
dell'invio a Gedda del nuovo Ministro italiano(l3). Alla disponibilità italiana non
venne tuttavia dato seguito, preferendo l'Hedjaz inviare i primi allievi in Turchia
"per maggiore facilità di lingua e affinità di costumi [ ... ] anche in vista degli amichevoli

