Page 165 - Momenti della vita di guerra - Dai diari e dalle lettere dei caduti
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116   Momenti della vita di guerra

             che abbiamo udito il grido di dolore della Patria, per causa nostra ferita e invasa,
             voglio sperare, anzi sono convinto che, nel cuore d’ogni vero italiano, il rimorso e la
             vergogna rivivificheranno il sentimento del dovere, in troppi cuori sopito e sepolto.
               E questa dolcezza mi viene dal fatto che anch’io, per quanto piccola e modesta sia
             stata e possa essere l’opera mia, ho sentito questo rimorso e questa vergogna stringer-
             mi forte il cuore e dirmi: anche tu non hai compiuto tutto il tuo dovere .
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               Quando lessi sui giornali l’ordine del giorno di Diaz alle reclute del 1899, col qua-
             le si elogiava il loro eroico contegno… io provai nel cuore uno stringimento strano di
             commozione e di invidia: sì, di invidia. Ma sul loro contegno eroico noi foggeremo,
             presto, la nostra azione e voglia il cielo che il nostro giovane sangue possa cancellare
             per sempre l’onta dolorosa .
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               Io sento che la patria mi ha assorbito, mi ha ammaliato. Domani non più la scuo-
             la, ma il campo di battaglia; domani non più il mio studiolo, ma la trincea; domani
             non più il volto di mia madre che mi sorride, ma la guerra in tutto il suo orrore;
             domani, forse, non più sogni, desideri, speranze, ma la morte, la morte orribile dopo
             strazi infiniti. Ebbene non importa .
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             Cercò invano di partir volontario. Dovette attendere il suo turno. Finalmente fu
          fatto soldato, bersagliere.
               (22 aprile ’18). Un bersagliere! Ma non sai, nonna cara, che noi siamo la fanteria
             più bella d’Italia, il corpo più invidiato d’Europa?…
               Ed io lo dico francamente, di una tale vita avevo molto bisogno. Io sentivo che
             mancava in me qualcosa e questo qualcosa l’ho finalmente trovato in questo rude
             esercizio dello spirito e delle membra. Io mangio male, dormo peggio, soffro il
             freddo e il sole cocente; eppure mi sento bene, sono allegro, sono felice come mai
             lo fui .
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               Certo l’essere così nettamente separato dal mondo, e la mancanza dei libri e di
             conversazioni un po’ elevate mi cagionano un certo rimpianto che però scompare
             quando la mente e l’anima, raccolte in muto colloquio nelle brevi ore di riposo, si
             parlano la dolce voce dei ricordi e delle speranze .
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               Una nostra canzone, una di quelle che noi cantiamo più volentieri, nelle lunghe
             marce o nelle ore di riposo, ha questa strofa semplice e piena d’amore… Dice la stro-
             fa: «Mamma, mamma, se lungi ti sono – del mio affetto giammai non temere – della
             mamma la dolce parola – scritta ha in cuore ogni buon bersagliere» .
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               Domani presteremo il giuramento; subito dopo farò domanda per essere invia-
             to volontario alla fronte. Vi andrò certamente, perché difficilmente tali domande
             vengono respinte. E allora soltanto, quando sarò in trincea, mi sentirò degno di me
             stesso… Che mi importa della scuola militare e del gallone sul berretto!… Assai più
             merito ha colui che, nelle mie condizioni sociali e intellettuali, antepone a tali van-
             taggi il pericolo comune davanti alla morte .
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