Page 164 - Momenti della vita di guerra - Dai diari e dalle lettere dei caduti
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I giovinetti  115


               L’atmosfera di guerra si confaceva meglio a quest’atteggiamento di religioso vigore.
            In linea egli ha l’impressione che regni un più sano raccoglimento morale, perché gli
            animi han provato il brivido della morte che santifica.

                 (18 ottobre ’17). Qui nessuno bestemmia, nessuno esce in volgarità. In tutti c’è la
               rassegnazione al destino, perché si sentono tutti così in un’altra vita, in un ambiente
               molto lontano da quello che era prima .
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               Visse in questo sogno di purificata umanità neppure una decina di giorni. Quando la
            fronte isontina fu rotta, egli si sacrificò nella suprema resistenza il 25 ottobre 1917.
               In questo atteggiamento troviamo pure un fanciullo del 1900: Mario Ferrari . Il
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            padre, ufficiale medico di marina, dovette allo scoppio della guerra, trasferirsi a Taranto.
            Il ragazzo fu messo in collegio.

                 (16 novembre ’15, ai suoi). Sí, la vita del collegio è un po’ dura, le giornate sono
               interminabili, e la nostalgia non dà tregua. La sera, specialmente, la mente vaga
               lontano, e il cuore ricorda tante cose. E allora si rimpiange la propria casa, il babbo,
               la mamma, i parenti, le persone e le cose care: ma poi viene il sonno, e col sonno il
               sogno… .
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               Si controllava nei suoi sentimenti e fermava nel suo diario di ragazzo:
                 (14 maggio ’17). Il sopportare un castigo senza abbassarsi a chiedere perdono ci
               riempie, talora, l’animo di orgoglio e fierezza e ci fa, nello stesso tempo, sembrare
               lieve la pena. L’evitare, invece, un castigo con un atto d’umiltà e di debolezza è, per
               un uomo, indice certo di basso carattere e di viltà. Si deve provare e non ostentare il
               pentimento… .
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                 (15 maggio ’17). Ho parlato di dolori, di piccoli dolori, anzi. Ed ora mi domando
               se alla mia età si possa essere tanto amareggiati e stanchi. Dunque, io esagero quando
               dico di essere disgustato, o meglio, abbattuto dai dolori della vita? Io non credo.
               Infatti la sensibilità dell’uomo è statica, oppure si affina anziché assopirsi col volgere
               degli anni? Io penso che, con gli anni, diminuisca nell’uomo la sensibilità. Deve
               esservi la famosa legge del compenso: perché altrimenti se, aumentando le avversità,
               non diminuisse la sensibilità, l’uomo dovrebbe soccombere ai grandi dolori .
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               Accorate nostalgie lo pungevano: anche del collegio, che doveva lasciare dopo con-
            seguita la licenza liceale: gli sembrava impossibile d’aver tanto sospirato la libertà nella
            sua vita collegiale! Sensibile com’era, la realtà fredda delle cose lo respingeva, col desi-
            derio del passato, a ciò che gli restava alle spalle . Si risollevava però, e trovava, in uno
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            sforzo generoso, il cuore pari alle circostante. Il rovescio del 1917 gli fece sentire quasi
            un rimorso.

                 Se i tedeschi sono oggi in Italia, dobbiamo ricercarne in noi stessi la colpa… Per
               fortuna, il colpo non è stato mortale ed ora che l’immane sciagura ci ha colpiti, ora
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