Page 163 - Momenti della vita di guerra - Dai diari e dalle lettere dei caduti
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114   Momenti della vita di guerra


          scoppi di pianto ed enigmatiche tristezze, che spesso non paiono congiunte ad alcun
          caso concreto: di quelle tristezze inesplicabili dei ragazzi, quando si rabbuia la luce della
          vita, e pare scolorire ogni speranza; tristezze che dileguano nella carezza materna, o alla
          calma parola del padre. Queste ultime leve in qualcosa ricordano certi figli pleure-dou-
          leurs di famiglie in dissoluzione: in cui i fanciulli pensosi devono assumersi compiti che
          non sono i loro, e guardano nel cuore dei grandi con un’implacabile chiaroveggenza. I
          padri in quegli anni avevano perduto il dominio degli eventi; la guerra, non retta ormai
          da volontà umana, imperversava come destino. Sogni eroici e rilassate tristezze, ango-
          scia di tedio e sobbalzi magnanimi forman la trama iridescente di quelle giovinezze.
             Questa malinconia colorante una coraggiosa offerta dà il tono all’epistolario del
          Vassalini.
               (Da Parma, 16 maggio ’17, alla sorella Ida). L’orologio segna le medesime ore
             che non passano mai o volano come il vento. Si vive, si cammina, si lavora: le notti
             seguono ai giorni, i giorni alle notti, sempre gli stessi e poi siamo sorretti da una sola
             speranza; l’orologio gira, gira continuo e verra un giorno che ci ripagherà di tutto
             quello che abbiamo sofferto .
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               (Parma, 8 giugno ’17, alla sorella Ida). Addio giovinezza! sento la canzone ogni
             sera nel cuore, quando sono in branda. E passa la bellezza, la giovinezza non torna
             più! A volte mi guardo allo specchio per vedere se ho le rughe e i capelli bianchi
             e… non mi rincresce di sentirmi vecchio. Che doveva essere per gli altri questa età?
             doveva essere una speranza e una gioia. Per me è un orgoglio. È più? è meno? non
             posso dire .
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             In sostanza, una malinconia che si dissolve, un dolore che vien compresso, uno stato
          sentimentale che si svolge fra due poli. In una lettera questi due poli entro cui circola la
          sua vita assumono nomi storici, ed egli si perde in un curioso pensiero.
               (Parma, 19 giugno ’17, e alla sorella Ida). … Cara Ida, così io penso, e la lettura
             di Mazzini mi è di valido ausilio. Non ti sembra Mazzini, Leopardi in azione? Ma…
             se date la fede e la speranza a Leopardi, che cosa rimane di lui? .
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             Risolvendosi il dolore leopardiano nella malinconica e forte abnegazione mazzinia-
          na, egli fermava il suo programma prima di partire.

               (21 agosto ’17, a tutti i suoi cari). Il mio entusiasmo è ora diventato una fede…
             che conosce gli ostacoli e sa misurare le proprie forze: saranno grandi? ne spendere-
             mo di grandi, e ci metteremo alla testa. Saranno piccole? ci metteremo sotto la guida
             di qualche buono. Si lavora non per l’ambizione. E taglieremo il male, taglieremo
             senza riguardi e senza pietà. Non c’è troppo da sperare nella gioventù; l’apatia è
             grande. La sofferenza morale, anzi che irrobustire lo spirito, lo debilita e spinge al
             vizio e alla corruzione. Ma io ho ancora l’anima intatta: ho mantenuti sani lo spirito
             e il corpo: ho frenato il primo negli entusiasmi, il secondo nella prepotenza brutale .
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