Page 158 - Momenti della vita di guerra - Dai diari e dalle lettere dei caduti
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I giovinetti 109
tuato a questa vita militare, abituato così che non mi sembra d’aver fatto altro da
quando sono entrato nella vita… Ebbene, vi dirò che se quando partii da Milano ero
un entusiasta, pur tuttavia l’ignoranza assoluta di che cosa sia la guerra, la partenza
per luoghi ove io m’immaginavo non vi fosse che morte, mi dava un certo senso di
vuoto, di sgomento, e per sopraffare questi sentimenti occorse la mia buona volontà,
sostenuta dalla giustezza della causa per la quale sarei forse anche morto; ora invece,
dopo un anno di guerra, del quale la massima parte l’ho passata al fronte, debbo
confessare che sono più entusiasta di prima, che i miei sentimenti di volontario sono
aumentati e che sempre desidero e desidererò incontrarmi con gli odiati nemici .
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(22 maggio ’17). Quando riceverete questa mia, saranno forse due anni quasi
che sono sotto le armi. Sono due anni, due anni di guerra, e mi sembra un giorno.
Di solito si dice che gli uomini sono volubili; io però vi posso assicurare che i miei
sentimenti, che il mio entusiasmo, se non sono aumentati, sono certo gli stessi di
quello che avevo il 2 giugno 1915 quando mi presentai alla caserma del 5° alpini.
Quanti cambiamenti e quante cose ho viste e fatte in questi due anni! Allora ero
recluta ignaro di guerra e di tutto ciò che è militare, ora sono tenente con quasi
otto mesi di anzianità, comando degli uomini. Ho avuto grandi soddisfazioni e
non sarò mai grato a me stesso di qualunque altra cosa, quanto d’esser venuto
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volontario a questa grande guerra per la vittoria della giustizia .
Vede con occhio fermo le vicende dei combattimenti e con lucidamente li narra.
(senza data, ma giugno ’16). Questo è l’ordine. In due minuti i soldati sono a
posto. Ordino il «baionet-can» e faccio mettere le maschere contro i gas asfissianti.
Dopo cinque minuti, nei quali do le ultime disposizioni e distribuisco le bombe a
mano, nuove scariche di fucileria, vicinissime. I soldati sono a terra un po’ riparati
da una leggera ondulazione. I primi feriti si trascinano dietro di noi. Il capitano è
avanti e fra le fucilate sento la sua voce. Io ho l’ordine di agire quando lo crederò e
nel momento più opportuno. So che alle mie spalle non ho alcuno per il momento.
So che se perdiamo la posizione sarebbero molti i perduti. E so d’altro canto che mi
trovo così di botto ad agire di mia iniziativa in un momento così critico. Ebbene,
non è vanto: mai fui più calmo, mai ebbi più d’allora la chiara visione di ciò che
dovevo fare. Sapevo che un mio sbalzo avanti avrebbe fatto piovere sulla mia linea
molte granate e shrapnells; sapevo che molti dei soldati, che attendevano solo un
cenno mio, non sarebbero stati più qualche ora dopo. Dopo una brevissima pausa
ancora scariche violente di fuoco confuso ad un vociare agitato. Era l’attimo. Era il
momento opportuno «Avanti, alla baionetta, Savoia!» .
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È lieto quando s’accorge dell’ammirazione di cui lo circondano i colleghi e i supe-
riori: il suo orgoglio però si confonde con l’orgoglio e il vanto di tutto l’esercito e di
tutta la nazione.
(22 settembre ’16). Carissimi, oggi sarei anch’io poeta se la penna, o meglio,
il cervello mio me lo permettesse. Dopo tanto che sono in alto, mentre molti
aspirano alla quota zero, io comincio ad innamorarmi della montagna, incomin-
cio a bearmi delle meraviglie che si godono da queste stupende vette. Ora che la
certezza della vittoria è per noi una verità assiomatica, ora che possiamo dire in

