Page 157 - Momenti della vita di guerra - Dai diari e dalle lettere dei caduti
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108 Momenti della vita di guerra
(8 luglio ’15, al padre). Certo io pure, anzi forse io più di moltissimi altri, odio
la guerra, la detesto come distruzione di individui, e specie perché è il trionfo degli
inetti. Infatti, dopo ogni guerra chi trionferà sarà la generazione dei paurosi e degli
sciancati, che troveranno il mezzo di cavarsela. Chi ritornerà, avrà un disprezzo tale
per tutti questi suoi simili, avrà così alto il concetto delle piccolezze della vita nor-
male, che vorrà vivere al di fuori, al di sopra di questa. Ciò nonostante, io mi farei
volontario anche oggi .
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Per la coerenza con cui persegue i fini gli riesce facile piegarsi alla disciplina e «dire
signor sí quando vorrebbe dire signor no». E si avvezza anche alla visione della morte
durante il combattimento.
(28 ottobre ’15, ai suoi). L’impressione [del combattimento] è minima; solo fa-
ceva male il vedere i feriti, che erano portati su certe barelle, perdenti sangue e do-
loranti. Però ci si abituò anche a quella vista e tutto sembrava la conseguenza di una
vita normale, seppure nuova; in complesso, una bella vita. Se non vi fossero i morti
e i feriti, è una cosa che si potrebbe fare .
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Anche la propria morte è freddamente bilanciata:
(16 novembre ’16, ai suoi). Se verrà, sara la benvenuta, e come io sarei felice di
dare la mia vita per una causa giusta e di libertà, voi dovreste essere orgogliosi d’a-
ver potuto crescere un figlio forte e robusto per morire nell’unico modo possibile e
decente nel quale un uomo possa, ora, finire. Questo ve lo dico seriamente, mentre
sono lontano dal pericolo e non so cosa sia la melanconia, e ve lo dico perché possiate
allegramente sapere come la penso io e come debbono pensarla tutti i genitori e le
fidanzate d’Italia .
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(Fiammoi, 16 aprile ’16, alla sorella Amelia). T’ho inviato un piccolo regalino…
La medaglietta è quella del battaglione «Cadore» e in questi momenti ha un valore
speciale. Te la dono perché tu la serbi per il tuo primo bimbo, al quale credo non ti
dorrà dire che lo zio appartenne a quegli alpini, pieno di fede e di buona volontà,
felice d’essere di quella fortunata generazione per la quale è debito d’onore compiere
l’unità d’Italia… .
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Sente un conforto speciale nell’essere alpino. Quel corpo risponde al rilievo della
sua personalità.
(17 settembre ’15). Quello che mi fa molto piacere per il futuro è vedere come e
quanto è diverso un corpo di alpini da uno di solita fanteria; quanta individualità,
quanta disciplinata indipendenza! Un sottotenente degli alpini ha, in queste regioni,
l’indipendenza e l’iniziativa almeno come un capitano di fanteria .
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Scorrono gli anni di guerra ed egli si ritrova lo stesso, immutato.
(1° giugno ’16). Un anno! E per di più un anno di guerra. A me, che non avrei
mai voluto essere soldato in tempo di pace, pare impossibile ancora d’essermi abi-

