Page 152 - Momenti della vita di guerra - Dai diari e dalle lettere dei caduti
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I giovinetti  103

               do pel proprio Ideale non è morte ma trapasso, il sangue versato per un’idea fruttifica
               e produce. E poi che cosa la morte di tanto terribile che si debba temerla e odiarla
               come una nemica? .
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                Non era infatuamento di ragazzo. Non avendo ottenuto il consenso che del resto
            poco gli avrebbe giovato perché non aveva raggiunto i diciassette anni necessari per
            arruolarsi volontario – con l’aiuto di Filippo Corridoni si procurò documenti falsi, e
            nel luglio del ’15 poté – grazie al suo precoce sviluppo – arruolarsi nel 350 reggimento
            fanteria. Dopo un mese, quando già stava per partire per la fronte, fu riconosciuto e
            segnalato da un giornalista. Il colonnello lo rinviò a casa, cercando, con molti elogi, di
            consolarlo dell’amara delusione. Dell’avventura gli rimase una sua fotografia in divisa
            di soldato. L’offerse a suo padre con una dedica in cui è tutta la sua ostinata volontà: «al
            mio papà, ricordo d’un tentativo che, fallito una volta, non fallirà la seconda».
                Dovette tornare a scuola (frequentò l’Istituto nautico di Venezia), navigò nell’e-
            state del ’16 fino a Rio de Janeiro. Ma appena ebbe compiuti i diciassette anni la sua
            volontà prevalse: si arruolò nel 6° alpini. Esaudito il suo voto, ebbe però un moto
            d’accorata tenerezza pel padre, che aveva consentito e col quale amava effondere i suoi
            più riposti pensieri.
                 (Caprino, 3 agosto ’17). Caro papà mio, ho ricevuto ora la tua lettera che mi ha
               fatto molto piacere, sia per le care parole in essa contenute, sia perché viene da te. Tu
               non puoi credere quanto io ti voglia bene, e quanto ogni tuo sacrifizio in quest’occa-
               sione sia rimasto impresso nel mio cuore .
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                E quando, dopo Caporetto, il padre gli scriveva ferme parole d’incoraggiamento,
            egli sentiva quanto dovevano esser costate.
                 (Pesina, 1 novembre ’17). Ho ricevuto la tua lettera: davvero che mi ha fatto tanto
               piacere e orgoglio insieme come tu comprenda il nostro dovere d’Italiani in quest’o-
               ra. Ma insieme quanto dolore ti deve aver fatto lo scrivermi come mi hai scritto! .
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               Nel periodo che passò al deposito ebbe a soffrire tutte le amarezze e tutte le delusioni
            che la mediocre realtà infliggeva agli accesi entusiasmi, tutte le irrisioni dei pigri e degli
            scettici. Andare in linea, tra i vecchi alpini territoriali che lo trattarono come un figliuo-
            lo, fu per lui un ristoro. Ma in linea fu mandato solo dopo il rovescio dell’autunno ’17:
            e per partire rinunziò a diventare ufficiale. Scriveva risoluto alla madre:
                 (Caprino, 1 novembre ’17), Mi sembra mio dovere lo scriverti che non farò alcuna
               domanda, almeno per ora, per essere ammesso al corso allievi ufficiali. In questo mo-
               mento, in cui si decide la vita stessa della patria, non mi sembra giusto di non essere
               dove si combatte. Dopo sì, ora no. Sono soldato e come tale voglio poter combattere.
                 Chiunque sia in grado di poter difendere l’Italia deve farlo e subito, senza aspet-
               tare .
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