Page 147 - Momenti della vita di guerra - Dai diari e dalle lettere dei caduti
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98 Momenti della vita di guerra
d’avere, mi farò onore: e voglio alla fine di questa guerra essere qualche cosa di più di
semplice sottotenente. Viva l’Italia, e chi per essa muore. Sempre avanti .
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In linea, senza averne ancora il grado, disimpegna le funzioni di ufficiale. Dopo
pochi giorni si offre volontario per audaci colpi di mano, e col suo nonno si vanta vo-
lontario della morte.
(11 febbraio, sera). Non sono più un volontario di guerra, ma volontario di mor-
te. Mi sono offerto per compiere un’azione che mi porterà un premio, o le spalline o
la morte da prode. Sono due premi entrambi belli, perciò mi sono messo in questo
«aut aut». Sarò messo a capo di un piccolo reparto di volontari della morte, scelto
fra le truppe e che dovrà dare l’esempio al grosso nelle grandi avanzate che stiamo
per fare .
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Nei brevi notiziari si drizza nell’orgoglio delle imprese compiute.
(21 febbraio ’16). … Sono disceso ieri dalla trincea ove volontariamente mi of-
fersi a comandare un pugno di valorosi offertisi essi pure per un’azione. L’azione
andò quasi bene e tornammo tutti, meno otto morti e parecchi feriti, tra i quali io,
ma non è nulla di grave: una cosa leggerissima, tanto che rifiutai, anzi, per meglio
dire, pregai il tenente generale di lasciarmi curare al plotone.
È un leggerissimo colpo di baionetta al braccio sinistro .
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(16 marzo ’16). Torno ora dalla collina dove abbiamo svolta un’azione riuscita
magnificamente. Col magnifico slancio delle nostre truppe abbiamo conquistati tre
ordini di trincee nemiche: anch’io per la terza volta volontariamente ho preso parte
all’azione .
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Confessa la tragica passione che ormai lo lega alla guerra, l’ebbrezza strana della
lotta, senza cui non saprebbe vivere. Gli par quasi una malattia, perché contrasta con la
mitezza e gentilezza dei suoi sentimenti. La guerra è il primo amore.
(20 marzo ’16). … Ormai sono diventato come un morfinomane; esso non
potrebbe vivere senza quel liquido che lo rovina, che lo avvicina sempre più alla
tomba; io non potrei lasciare di punto in bianco questo caro frastuono, questo
continuo rombo di cannone, questo crepitio di fucileria, questo rullio di mitraglia-
trici… Oh non ch’io sia contento di questo terribile disastro che sconvolge l’Eu-
ropa tutta, oh no, anzi il mio animo è straziato dal grande dolore comune, ma io
amo questo tramestio di frastuono perché sono i caratteristici della guerra, perché
debbo alla guerra se ho potuto provare anch’io quella grande soddisfazione di chi
compie il proprio dovere, debbo ad essa se posso andare con la fronte alta e dire:
anch’io ho offerto il mio petto, questo petto quale scudo alla mia Italia, giacché è
un po’ anche mia, lo sento.
Anch’io domani, se sopravviverò, se non mi sarà concesso d’aver l’alto sublime
onore di cadere su quel campo dell’onore, potrò dire guardando quei monti: là sono
salito sotto il grandinar dei proiettili, sono salito là brandendo un fucile: là dove è
difficile salirvi con un bastone ferrato… .
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