Page 280 - Momenti della vita di guerra - Dai diari e dalle lettere dei caduti
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La guerra sofferta  231

            1.  Nato a Pofi dal professor Adolfo e da Maria Bertelli il 1° dicembre 1889, cadde il 17 giugno 1915 a Plava. Cfr Tenente
              Andrea Tulli. Memoria, Bergamo s. a., p.22.
            2.  Era nativo di Carovigno (provincia di Lecce), ed era maestro elementare. Ferito a Monte Cucco il 16 maggio 1917,
              morì all’ospedale il 19 seguente. Su di lui cfr. Memorie di Gaetano De Vita, Ostuni 1922.
            3. p. 126.
            4.  Figlio del dotto bibliotecario Salomone Morpurgo, morì a Busa Alta il 6 ottobre 1916. Era del gruppo dei nazionalisti
              fiorentini che facevano capo allo scolopio professor Pistelli. Su di lui cfr. Giacomo Morpurgo, MDCCCXCVI-
              MCMXVI, Firenze 1926.
            5.  p. 15. Sull’impressione delle giornate di maggio cfr anche la lettera di Giulio Bettinazzi, in Pagine di guerra e della
              vigilia di Legionari Trentini, a cura di Bice Rizzi, Trento 1932, p. 36. Questa silloge sarà designata: Leg. Tr.
            6. pp. 45 sg.
            7.  Ecco come il tenente mitragliere Orlando Orlandi (nato a Siena il 12 giugno 1894, morto a Gradisca il 16 settembre
              1916), descrive l’espugnazione del San Michele e la conquista del pianoro d’Oppacchiasella in una lettera del 31
              agosto 1916, pubblicata il L. d. S., pp. 533 sg. «Finalmente s’irrompe. Un urlo formidabile che deve avere scosso tutti
              i poveri morti che giacevano sotto gli aspri sassi; l’assalto furibondo si sferra, si caccia il nemico e s’incalza, si penetra
              nel vallone e si risale dietro a quei barbari. Ho sparato senza fine. Stanchi ma esultanti i soldati non si fermano. Si
              grida loro che vi possono essere insidie sul terreno. Non sentono nulla. È sola gioia. Non più un colpo d’artiglieria
              austriaca. Scappano. E via, via, avanti. Passano i primi prigionieri a gruppi a gruppi. Hanno le pupille dilatate per
              lo spavento. Alcuni si inginocchiano. Non ve n’è bisogno. Credo che tanto sia terribile nel furore il nostro soldato,
              quanto mite per il debole. Ridono i miei e si va avanti. Poi viene anche a noi l’ordine di fermarci. Appena li freno.
              Vogliono vendicare i caduti. Oh sì, piange il cuore l’aver perduto tanti bravi, cari ragazzi… Prima di fermarsi i miei
              soldati passano alla seconda zona di trincee e la prendono… la fucileria si perde lontana. Cala la notte. Tutti sulla
              nuda terra a russare come ghiri».
            8. Era del 141° fanteria, brigata Catanzaro.
            9.  Cfr. Il sottotenente conte Domenico Fabiani. In memoria, Firenze 1917, pp. 38 sg. Questa nota del volo della vittoria
              costituisce, pur sotto la patina dannunziana, il fascino della Sagra di Santa Gorizia di Vittorio Locchi, e dà lo
              spunto poetico ad una sezione del diario di Vann’anto’ (G.A. Di Giacomo), Il fante alto da terra, Messina-Milano
              1932, pp. 144 sg. Insieme col diario di Stuparch, il diario poetico del Di Giacomo è una delle migliori cose sulla
              guerra pubblicate dai superstiti.
            10.  Rocco Stassano, Diario dal fronte, Santa Maria Capua Vetere 1916. Lo Stassano era nato a Campagna il 4 maggio
               1889. Rimasto orfano fu educato da uno zio professore. Nel 1913 si laureò in Legge. Cadde il 27 novembre 1915.
            11. p. 28.
            12. p. 36.
            13. p. 48.
            14. Gastone Polidori, pp. 142 sg.
            15.  Al professor Abdelkader Salza: dall’epistolario inedito comunicatomi dalla signorina Maria Bargoni. Sul Battaglia
               cfr. avanti.
            16. G. Stuparich, Guerra del ’15 cit., p. 102.
            17. Dai frammenti del diario inedito.
            18. G. Polidori, p. 159.
            19.  Amilcare Bardi, capitano di fanteria eroicamente caduto sul campo dell’onore, Torino 1916, pp. 11-12. Il Bardi, figlio
               di un ufficiale di carriera, nacque nel 1893, cadde il 12 giugno 1916.
            20. p. 79.
            21. G. Castellini, Diario cit., p. 81.
            22. Ibid., pp. 86 sg.
            23. G. Castellini, Diario cit., p. 82 sgg.
            24. Inedito.
            25. Dall’epistolario inedito comunicatomi dalla madre, signora Livia Capocci Cottrau.
            26. Claudio Calandra, pp. 30 sg.
            27.  Di Luigi Calabritto figlio di Mattia, nato il 22 giugno 1896 a Pontecagnano (Salerno) e morto aspirante ufficiale nei
               Granatieri, il 14 settembre 1916 sul Nad Logen. Su di lui cfr. Mattia Calabritto, Et ultra, Salerno 1916.
            28.  Di Delfino Concone. Il Concone, valoroso alpino piemontese, dopo aver combattuto a lungo sulle Alpi, cadde
               prigioniero nell’autunno ’17. Ritornato l’anno dopo, soggiacque all’epidemia influenzale appena ventenne. Il suo
               epistolario è stato studiato da Leonhard von Sagenthal (Aless. Galante-Garrone) in tre lunghi articoli apparsi in «La
               Sesia» di Vercelli, il 23, il 26 e il 30 settembre 1930. Il passo sopra riportato è in «La Sesia», 30 settembre.
            29. D. Concone, in «La Sesia», 26 settembre 1930.
            30.  Ivi, 26 settembre 1930. Cfr. la figurazione del morto nel citato diario poetico del Di Giacomo (Vann’Antò), Il
               fante alto da terra, p.90: «Se fa bello e chiaro, gli artiglieri si svegliano e comincia il bombardamento, e a qualche
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