Page 285 - Momenti della vita di guerra - Dai diari e dalle lettere dei caduti
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236 Momenti della vita di guerra
gazione del nodo che ci costituisce individui, ma sprigionando dall’individuo una luce
perenne vivendo in comunione con gli uomini, sopra tutto nel dolore.
…Io me la passo da mattina a sera fra i soldati, cioè in mezzo al dolore. Ognuno
di questi eroi porta la sua piaga sanguinante, ognuno porta la sua immensa angoscia.
Che m’importa che siano lontani i miei cari e i miei amici? Gli uomini in pena sono
fratelli in dolore e non vi è miglior medicina al dolore che vivere in mezzo al dolore .
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(19 dicembre ’15, al fratello Ernesto). Io nella vita ho avuto un solo bisogno, una
sola preoccupazione: il bisogno, la preoccupazione di compiere umilmente tutti i
miei doveri verso l’umanità e verso la famiglia. Ho potuto peccare, ho peccato, ho
spesso gravemente peccato verso la famiglia e verso l’umanità, ma sempre per man-
canza di forza e di consiglio, non mai per desiderato proposito. Io voglio uscire dalla
vita meglio di come sono entrato: ecco l’unica mia aspirazione. Non ho mai sognato
né gloria né ricchezza, né onori… .
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S’avvia alla morte come a un calvario accettato con saldo cuore. Due giorni prima
di morire scriveva alla sorella.
(15 marzo ’16) Fo anch’io la stessa strada fatta dal nostro Adorato, e mi reco al
medesimo fronte dov’Egli cadde da forte… Stasera sarò in trincea. Ti raccomando
d’esser calma in questi giorni. Se non ci rivedremo più sopporta virilmente il nuovo
dolore e ti conforti il pensiero che anch’io sarò caduto per la libertà .
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La vita morale coincide con un nuovo pathos religioso, che, se in molti punti assorbe
sentimenti ed esperienze cristiane, pure si assottiglia di certe grosse note della speranza
individuale, e sopra tutto anela a costruire piuttosto pel mondo degli uomini che per
un paradiso trascendente. La coscienza d’operare fuori dalle mire dell’interesse persona-
le e dell’ambizione raggiunge spesso note d’entusiasmo, la perfetta letizia ebbra d’una
conquistata forza.
E la pace che verrà sarà allietata dalla forza cosciente delle nostre braccia, dalla
sicurezza del nostro spirito .
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Quando ritorno io so di portare con me chiusa in petto una volontà forte ed
esperta, un’anima cosciente e provata .
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Questa guerra, fra le poche sue cose belle ha quella di dare ai già forti un’indoma-
bile energia. E ti garentisco che Delfino sottotenente è molto diverso dall’aspirantel-
lo di qualche mese fa .
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Quassù soltanto ci si accorge che il dovere senza fanfare e senza pistolotti, meno
entusiasmo e più fermezza è qualcosa di naturale, di logico, come ogni altra della
vita passata .
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Si forma in questo perpetuo colloquio con l’Eternità, con il mistero, come un
cuor nuovo dentro il nostro petto: un cuore capace di tutto, di tutto pieno come il
mare e come il cielo. E s’impara a non odiare l’avversario, perché il pericolo ci libera
da ogni sentimento e fra questi l’odio è il miserrimo .
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