Page 287 - Momenti della vita di guerra - Dai diari e dalle lettere dei caduti
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238   Momenti della vita di guerra


          potevano confondere con la retorica: ma in parte era il tentativo di impedire che si for-
          masse uno stato d’esaltazione e un obbligo d’onore d’esporsi ad ogni rischio. Si voleva
          invece convalidar la norma di seguire, senza forzarlo, il proprio destino e le vicende del
          proprio reparto: si voleva il diritto di non dissimulare la propria angoscia.
             Quel che si soffrisse nel superare queste reazioni d’inerzia che cercavan di burocra-
          tizzare la guerra, nel far trionfare l’uomo migliore, lo possiamo misurare in Fulcieri
          Paulucci de’ Calboli. Fin dai primi mesi, quando s’accorse che la sua arma, la cavalleria,
          poco aveva da fare nella guerra moderna, cercò d’uscire dal suo reggimento: chiese varie
          missioni, s’offerse per le autoblindate. L’orgoglio del nome, il senso rigido del dovere,
          la volontà di mostrar con l’esempio che non soltanto per gli oscuri eran fatti i rischi di
          guerra, gl’impedivano di abbandonarsi al corso delle cose. La resistenza incontrata fu
          tale da immergerlo in un doloroso smarrimento d’animo. Chiedeva angosciato il parere
          del suo antico precettore monsignor Angiolo Gambaro.

               (Z. di g., 24 agosto ’15). … Naturalmente mi sono affrettato ad iscrivermi [per
             le auto-blindate] appunto perché mi fu detto che il posto era pericoloso, tanto è
             vero che non vengono accettate le domande degli ammogliati. Qui al gruppo tutti,
             incominciando dal colonnello, mi hanno dato la croce addosso dicendomi che non
             avevo il diritto di disporre della mia vita e perché ero figlio unico e perché rischiavo
             d’uccidere mia madre, rendendo orfana mia sorella. Davanti a tale unanimità, credi
             Angiolo, che per decidermi ho passato attraverso ore atroci. Finalmente ho sentito
             nettamente che il dovere, per tutta la mia azione di preparazione e di incitamento
             alla guerra, era per me più severo che per altri.
               Se questi potevano contentarsi d’attendere gli eventi, io avevo l’obbligo di pagare
             di persona e più di un altro. E così mi sono arruolato. E allora è capitato quel che io
             non mi sarei aspettato. Il colonnello stesso, che pure è molto buono con me, è giunto
             a dirmi che io avevo agito egoisticamente e leggermente e che non sentivo gli affetti
             di famiglia. Mentre ero ancora tutto agitato per lo sforzo fatto, nessuno ha capito
             che questo era, di quanti sacrifici la patria mi ha chiesto fin ora, il più duro di tutti.
             Nessuno ha capito quanto soffrivo, quanto avevo sofferto prima di decidermi, e in
             mezzo a tanti compagni mi sono sentito solo solo solo. Per vari giorni non ho avuto
             il coraggio di scrivertene. Avevo la busta davanti a me e non incominciavo mai la
             lettera.Oggi non ne posso proprio più. Il pensiero che la mia domanda possa venire
             rifiutata e che io mi debba trovare a giorni davanti ad una simile crisi per un caso
             consimile mi spaventa.
               Angiolo mio, dimmi che ho fatto bene, dimmi che capisci quanto soffro, quanto
             è orribile per me il dubbio di poter non essere capito dai miei (finora nell’attesa della
             risposta alla mia domanda non ho detto niente, s’intende). Pensa che orrore se anche
             i miei dovessero credere che ho agito così pensando solo a me stesso! Cerca di capir-
             mi e di non dirmi per carità che il mio sentimento nazionale è morboso, che io sono
             un esaltato (come dice il capitano D.B.)! 14

             Ormai tale tormentosa lotta era il destino del de’ Calboli. La diffidenza dei
          colleghi l’amareggiava. Gli si faceva persino colpa di non aver fatto sapere che una
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