Page 291 - Momenti della vita di guerra - Dai diari e dalle lettere dei caduti
P. 291

242   Momenti della vita di guerra


             In un’altra lettera vuol dissuadere il fratello dal chiedere anche lui di tornare alla
          fronte e pretende spiegare il proprio caso personale come un difetto di temperamento.
               (28 gennaio ’18). Tu dirai che io predico bene e razzolo male, ma che vuoi fare, a
             me la vita del deposito mi snerva e mi fa venire la nostalgia del fronte, quindi sotto
             questo aspetto, sono ammalato. Ma è che non posso sopportare gli strisci e le leccate
             e le sviolinate che si vedono quotidianamente ai depositi.


             Ma con la sorella, con cui aveva maggior confidenza, non ricorreva ad attenuanti, e
          le confidava il suo entusiasmo e la sua fede.
               (14 dicembre ’17). Mia cara e buona Margherita, … Con i miei lanciafiamme
             vado a sbarrare la via al nemico, e parto col cuore saldo, forte, tanto ferreo. Tu che
             mi conosci, che tanto bene mi leggi in fondo all’anima, che tanto mi vuoi bene, ben
             comprendi che cosa vogliono dire le mie parole.
               Sì, cara, mia buona Margherita, parto col sorriso sulle labbra, con quel sorriso
             sprezzante del pericolo, che nei momenti più brutti ho sempre avuto.
               Ecco, tu mi vedi, nevvero, mi vedi calmo, placido, sorridente, e sei anche tu tran-
             quilla, nevvero? Le tue preghiere e quelle di tutte le sante anime che tanto mi amano,
             mi preserveranno sempre. Sii forte e cerca d’infondere a mamma ed agli altri tutto il
             coraggio che in questi tempi è indispensabile.
               A te questo grande e delicato compito.
               Siine degna e sappilo assolvere come le circostanze lo richiedono. Non ti dico
               altro.
               Ti bacio forte forte forte .
                                   21

             Ebbe in sorte di morire dopo la grande vittoria italiana del giugno ’18: ciò che non fu
          concesso a molti di coloro che come lui correvano nel triste autunno ’17 a salvare l’Italia.
             La vita morale di cui si accendevano i nostri migliori, oscilla di solito fra due poli. Ad
          un estremo la risoluzione in un attivismo, in un volontarismo puro, all’altro la religione
          tradizionale.
             Voce significativa del primo atteggiamento una lettera d’un aviatore:

               … Non ascoltare le prediche che vengono dal pulpito: il male all’inferno, il bene
             in paradiso. Sono immaginazioni dell’anima altrui che cerca di corrompere quella
             del prossimo.
               Ma l’immaginazione deve essere una sola, la nostra. Mai scimiottar gli altri per
               sperare. La speranza deve essere la speranza formata dal proprio corpo, dallo spiri-
             to stesso. L’uomo che è padrone di sé non avrà mai da lamentarsi.
               Io non credo né a Dio né ai demoni. Unica credenza la mia volontà .
                                                                      22
             Qualche accento consimile in vari seguaci del movimento vociano presi nella guerra,
          sopra tutto nel Marconi: e poi in altri che, estranei a meditazioni filosofiche, si lasciavan
          trasportare dall’ebbrezza dell’agire al di là d’ogni ponderazione di mezzi e di fini. Consi-
   286   287   288   289   290   291   292   293   294   295   296