Page 294 - Momenti della vita di guerra - Dai diari e dalle lettere dei caduti
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Vita morale  245


               Altri brancolando nell’angoscia, ritornavano alla fede dell’infanzia. Così il capitano
            Gerbaldo Gerbaldi narra alla suocera la sua conversione durante uno dei primi com-
            battimenti del ’15.

                 (21 luglio ’15). …Capivo che mi trovavo in una posizione difficile, infelicissima,
               con formidabili trincee nemiche sul mio fronte e sul mio fianco, non in grado di
               respingere col fuoco il nemico… e feci inastare le baionette, risoluto a giocare tutto
               per tutto in caso disperato… E le ore passavano così; mentre ogni tanto il continuo
               fischiare dei proiettili feriva qualcuno dei miei e doveva provvedere a farlo portare in-
               dietro, giù pel monte… Era già buio fitto, e un violento temporale si abbatté su noi
               mettendoci nel buio più completo… Mai come allora mi sentii in balia d’una forza
               superiore… E mentre fremevo all’idea di dover assistere, in quell’inferno all’agonia
               di due uomini e di tanto poco poter fare per condurne in salvo più di duecento (i
               miei soldati) sentii il bisogno d’invocare l’aiuto divino e dissi a me stesso che se fossi
               uscito salvo più per i miei uomini che per me stesso, da tale infernale situazione avrei
               dovuto riconoscere la grazia celeste… Perciò mi sono convertito e sento bisogno
               d’aver fede, e se tornerò da questa guerra voglio andare al santuario d’Avigliano a
               renderne grazie a Dio .
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               Delfio Concone, come Mario Tancredi Rossi, invocava Iddio rifugio fuori dall’or-
            ribile tragedia.
                 Umilmente riconosco la protezione della Provvidenza, che spero mi sarà conti-
               nuata ora che tornerò tutto alla fede. Ero forte, sono forte, ma non tanto da soppor-
               tare senza credere ciò che ho sopportato.


                 Ah mammina! Troppe cose orribili ho visto e sentito per non provare uno smar-
               rimento doloroso che mi ha portato a credere di nuovo e a trovare nella fede il con-
               forto che non potrà venirmi meno mai più.

               La fede suggerisce la speranza e l’idillio per l’avvenire:
                 Quando si ritornerà bisognerà combattere col pensiero per una vita più sana, più
               giusta, più forte.
                 Se il Signore mi concederà di ritornare a casa, la mia vita sarà spesa per il trionfo
               della giustizia e del bene. Qui s’impara la vera forza e la vera bontà: qui si conoscono
               e la viltà e la debolezza. Nel dopo guerra una vita più sana più degna sarà instaurata.
               Me felice se dopo queste lotte cieche e brutali potrò combattere anche la lotta più
               alta e più nobile del pensiero.
                 Io penso che dopo bisognerà amare, amare molto. L’umanità uscirà dalla lotta
               immane affranta e sanguinante. Se Dio mi consentirà di tornare io vorrò essere uno
               dei pionieri della ricostruzione. Nuove basi di giustizia e d’amore. Lotte ancora di
               pensiero e d’azione per le quali sarò agguerrito .
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               Più profonda diversità d’atteggiamenti troviamo in coloro che avevan ricevuto una
            radicale, sistematica educazione cattolica. La differenza capitale è proprio nell’elimi-
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