Page 296 - Momenti della vita di guerra - Dai diari e dalle lettere dei caduti
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Vita morale  247

               semi e fiaccole d’amore divino, che bruci, spenga e disperda il fuoco concupiscibile
               onde vivano puri e casti .
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               Dava consiglio a un confratello sul modo di conservare il frate sotto la divisa: arduo
            problema della loro vita.

                  (9 settembre ’18). … obbedienti alla voce della patria, nonché di Dio, dobbiamo
               tuttora marciare in grigio-verde. Però sotto l’uniforme militare abbiamo ancora di
               che consolarci, se ci rammentiamo che non è l’abito che fa il monaco. Quindi se non
               abbiamo il contento di portare il capestro, di camminare scalzi, di vestire il sacro saio
               non ci dobbiamo chiamare infelici. Diamo piuttosto uno sguardo alle anime nostre
               come, lungi dal sacro ritiro e dallo sguardo dei superiori, vanno vestite. Se non por-
               tano la più candida veste dei vergini, se questa veste la vediamo logora, imbrattata da
               lurido peccato, allora sì che dobbiamo piangere la nostra infelicità .
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                Al povero novizio non fu consentito di rivestire il sacro saio: morì di spagnuola in
            Albania.
               Questa stessa interferenza dell’ascetismo mistico sullo spirito militare così candida
            nel novizio francescano, noi la ritroviamo investita d’una piena forza ecclesiastica nel
            tenente cappellano don Alessandro Spadoni, perfetto esemplare dei preti energici, capi-
            popolo e guide autoritarie di cui è ferace la valle padana . La guerra e la morte precoce
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            non gli lasciarono quasi il tempo di svolgersi; ma la fisionomia del prete è già rilevata
            nel seminarista che s’impone rigidamente il principio di non leggere giornali liberali.
            Disse la prima messa il 10 agosto ’14. Il giorno dopo era richiamato alle armi. Segnava
            nel diario:

                  Oh è duro davvero dover deporre il mio abito di sacerdote proprio il giorno dopo
               la mia prima messa! e trovarmi a passare in caserma i miei primi giorni di sacerdozio!
               Pazienza. Il nostro santo vescovo di Reggio, nel congedarmi mi ha detto:
                 «Un prete è al suo posto ovunque si trovano delle anime» .
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               Rimase in servizio militare, e allo scoppio della guerra fu fatto cappellano d’un ospe-
            daletto da campo nella conca di Caporetto. Aveva una ardente sete d’azione.
               Il capo d’anno del ’16 scriveva nel diario:

                 Anche la mia patria è in guerra: avrei desiderato che si fosse risparmiata la prova,
               perché ho orrore del sangue. Ma mi guardo bene dall’erigermi a giudice dei gover-
               nanti. Cittadino conosco il mio dovere in quest’ora tragica, e lo compirò tutto e sem-
               pre, adoprandomi senza posa e senza risparmio di sacrifici pel bene del mio paese;
               cristiano ho fede inconcussa nei disegni e nella volontà di Dio.
                 Anno nuovo ci porterai la pace? Non lo so e, quasi non m’importa saperlo.
                 Anno nuovo, vedrò io la tua fine? Non lo so; ma se per la patria mi tocchi morire,
               accetto e benedico anche la morte .
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