Page 295 - Momenti della vita di guerra - Dai diari e dalle lettere dei caduti
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246   Momenti della vita di guerra


          nazione di quel momento d’immanenza, (di volontà di vivere nel mondo, pel mondo,
          sia pure per un mondo da riformare) che s’infiltra in molti che pure non si sentono
          distaccati dalla religione tradizionale. Il vivere direttamente, ardentemente un ideale
          di questo mondo significa porre nel mondo il proprio tesoro e col tesoro il cuore. Ciò
          non è possibile con un’ardente sete del paradiso. Non che in molte anime pie fosse
          ripugnanza al sentimento patrio. Ma era un sentimento dedotto, era l’ottemperanza a
          un dovere ricavato da una serie d’obblighi, un sentimento comandato, più vicino alla ras-
          segnazione che all’entusiasmo, una prova voluta da Dio. Nasceva una scrupolosità senza
          fiamma, perché la guerra in ogni modo, per quanto voluta da Dio, era pur sempre uno
          sviamento dalla vita devota, la quale rischiava di corrompersi e disfarsi nella caserma e
          nei bivacchi. Eppure non mancano accenti e note commoventi in queste vite umbratili,
          sospiranti l’esodo dal mondo. Valga come esempio l’epistolario del novizio francescano
          Callisto Pasini .
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             Il novizio viveva con piena ingenuità l’ideale dell’ordine: aveva chiesto al principio
          del ’16 al padre provinciale d’essere esentato dagli studi per dedicarsi alla cura dei mala-
          ti. Ciò gli fu subito imposto con l’arruolamento in un reparto di sanità, Ma gli rimase
          la nostalgia della «dolce chiostra».
             Scriveva al provinciale:
               (2 settembre ’17). Con sommo dispiacere sento che molti dei nostri confratelli
             dovranno recarsi ad una nuova visita. Poveri conventi! Quali lacune si faranno in
             essi! Oh la spietata guerra, tutti ci vuol strappare dalla quiete claustrale, e fermarci
             nei nostri ideali! .
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             Si sentiva super flumina Babylonis:
               (9 giugno ’17 all’arciprete B. Camisoni). Aspetto in una cara sofferenza e lunga
             nostalgia il giorno di liberazione da questa schiavitù col ritorno agli accarezzati ideali.
             Questo si può dire il soggiorno che ci rammemora il lamento degli Israeliti a Babi-
             lonia… Nel sacrifizio patrio lottiamo spiritualmente fra le insidie dell’inferno e lo
             scaltro insidiatore atterriamo… Al leone che si aggira… gli sbarriamo recisamente
             la porta… gli gridiamo adirati: è inutile… ci siamo dati a Dio, di Dio vogliamo
             restare .
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             Sognava il sogno delle missioni francescane.

                (12 novembre ’15). Se il buon Dio mi preserverà dall’attuale conflitto, come
             promisi riprometto di santificarmi e di correre per i colli e per le valli in cerca di
             tante deviate pecorelle. Voglio far loro chiara la via del paradiso, alleviarne il peso
             e l’asprezza. Ma è d’uopo che impari a soffrire e ad amare… Due sole cose tengo
             nell’animo per i giorni del mio apostolato… Per me finisca la prigionia ahimè! trop-
             po dura. E poi nel ritiro nella solitudine della cella, proporre e prepararmi, acceso
             di santo ardore, e lavorare nei giorni dell’apostolato con la gioventù. Gettare in essi
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