Page 297 - Momenti della vita di guerra - Dai diari e dalle lettere dei caduti
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248 Momenti della vita di guerra
Dopo più di un anno era stanco della vita d’ospedale: chiedeva di più, e si rivolgeva
al segretario del vescovo di Reggio per fare appoggiare un suo desiderio.
(30 luglio ’17). Senti, io sto subendo un periodo di profonda malinconia, che mi
fa forse vedere attorno un po’ più nero del reale, ma che però mi scopre anche tanti
lati dell’animo mio, e mi scuote e mi sprona.
Tu sai come dal principio della guerra io mi sia quasi sempre trovato bene, e come
i pericoli da me subiti siano ben pochi. Ora, questo m’umilia e mi fa quasi temere
che il Signore… basta, non voglio finire la frase per non allarmarti. Debbo uscire
da questo stato di ignavia, debbo fare anch’io quello che fanno milioni d’italiani;
debbo… andare in trincea.
Pensa che autorità avrò io domani di fronte a quelli che si affannano a denigrarci, se
non potrò dire d’aver fatto almeno come gli altri? E non è questa l’unica, né la più forte
ragione, sai! Ma gli è che stando qui io mi lascio inconsciamente e stoltamente sfuggire
la più grande occasione d’apostolato e di meriti! E ti par nulla? Via! Non per crogio-
larmi nell’ozio e nel benessere ho chiesto alla Chiesa di arruolarmi tra i suoi ministri!
Ora, carissimo mio don Cesare, ti chiedo dunque una grazia. Tu devi fare in modo
che il vescovo sia contento che io me ne vada come cappellano ad un battaglione
d’alpini .
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Nel settembre tornava ad insistere direttamente col vescovo, ma due giorni dopo
quest’ultima lettera improvvisamente moriva per una malattia viscerale probabilmente
contratta nell’assistere i tifosi. Robusta figura indubbiamente: ma che nella guerra italia-
na operava per un’altra causa, cercando di conquistare per il suo partito e la sua Chiesa,
una messe di vanti e di meriti, in occasione della guerra. Ciò gli dà un aspetto piuttosto
politico che religioso: scambio tutt’altro che raro nella storia della Chiesa.
Di fronte a don Cesare Spadoni, Giosuè Borsi, il giornalista convertitosi al cattoli-
cesimo poco prima della guerra, appare un’anima in istato ancora caotico. È invasato,
forse per influsso dei suoi convertitori, da una smania d’apologia insistente e ostinata,
in favore del cattolicesimo prima, della guerra poi. L’effusione omiletica trascende le
persone a cui si rivolge. Le sue lettere sono pensate per la pubblicità: anche quelle che
avrebbero dovuto essere private ed intime. Le lettere che scrive alla madre devono esser
passate anche al giornale.
(7 settembre ’15). … Ho cominciato a spedire lettere aperte da otto pagine per-
ché la censura non ne permette di più. (Se vuoi mandale al giornale per ordine
progressivo di data) .
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Gli giunge la notizia della morte di un suo nemico personale. Egli s’effonde in una
vera parenesi.
(4 settembre ’15). La morte di quello sventurato degno del nostro più sollecito
rispetto, poiché anch’egli è stato riscattato dal sangue del nostro Redentore, do-
vrebbe farci vedere anche un’altra cosa: quanto son vani e irrisori i beni del mondo.

